SULLA ROTTA DEI VIAGGIATORI

(...) Claudio Ceotto, scrittore e studioso di culture native americane, capospedizione, Marco Peschiera, giornalista, caporedattore del Secolo XIX, Marco Incrocci, operatore video e fonico, e Gianni Tolozzi, fotografo, andranno alla ricerca dei luoghi, dei ricordi, delle testimonianze di un navigatore e viaggiatore instancabile, Giacomo Bove, appunto, acquese di nascita ma genovese di studi e formazione marinara, che dedicò tutto se stesso, nei brevissimi e intesi 35 anni di vita, ai viaggi di ricerca e scoperta. Ricavandone, però, fama di molto inferiore agli effettivi meriti, come hanno riconosciuto in seguito gli studiosi. Colpa, anche, di un periodo storico e dei relativi pregiudizi nei confronti di viaggiatori privi di albero genealogico nobiliare: in un mondo per tre quarti ancora da scoprire, il fascino dell’avventura doveva sottostare a regole precise. Di natura anche finanziaria. Gli sponsor, insomma, c’erano, e soprattutto servivano, già allora, anche se si chiamavano in modo diverso. Mecenati, ad esempio, come la Società geografica italiana, enti, istituzioni e privati, pronti e disponibili - ma fino a un certo punto - a selezionare gli aspiranti Stanley e Livingston, Speke e Bottego vagliandone i piani di viaggio. Poi, inevitabilmente, interveniva quel non so che, indispensabile a far aprire i cordoni della borsa e rendere possibile la partenza. Bove tanto fece, per colmare questo «minus», fin dal periodo della formazione scolastica. Per accedere alla prestigiosa Scuola Navale e mantenersi agli studi che, nelle sue intenzioni, gli avrebbero aperto le rotte del mondo, usufruì di una sorta di cambio-merce: il padre divenne il fornitore ufficiale dell’istituto fino al conseguimento del diploma del figlio. Che allora potè arrivare a fregiarsi del grado di guardiamarina e partire per il primo viaggio, destinazione Borneo.
Ma per Bove, promosso tenente, è la Terra del fuoco la vera e propria meta agognata e sofferta, prima nei sogni, poi, sempre più definita, sulla carta. Si prepara, in un certo senso, partecipando alla spedizione di Nordenskjold per la ricerca del passaggio a Nord Est, fra il 1878 e il 1880. Dicono le cronache dell’epoca, e confermano i suoi racconti, che «lì sperimenta le difficoltà e la durezza della navigazione tra i ghiacci». E finalmente, in due occasioni, nel 1881 e nel 1884, riesce a compiere due viaggi nelle terre australi dell'America meridionale, Patagonia e Terra del Fuoco. È qui che la spedizione genovese di oggi va a riscoprire le orme tracciate, in maniera indelebile, dal tenente. «Il sentiero estremo» l’hanno chiamato i quattro pronti a salpare. Hanno fatto conoscere ieri l’itinerario al «Galata», presentati dalla presidente del Museo del mare, Maria Paola Profumo, e dall’assessore regionale Renzo Morchio: in successione, Ceotto e compagni «riscopriranno» Ushuaia e l’isola Navarino, navigheranno nel Canale di Beagle, con relative soste a Puerto Hope, Canale Maddalena, Monte Sarmiento, Canale Cockburn, Canale Ballenero, Punta Arenas... Località reali e leggendarie, e per tanti versi rimaste fuori dai segni del tempo e dello spazio, all’epoca di Bove, ma anche adesso: lo fanno notare studiosi come Luisa Vietri, collaboratrice del Museo Pigorini di Roma e il professor Javier Nastri, del Museo etnografico «Ambrosetti», Università di Buenos Aires, che si sono messi a disposizione dell’iniziativa aprendo archivi e fornendo documentazione.
Dall’esperienza di Ceotto, Peschiera, Incrocci e Tolozzi verrà ricavato un libro, edito dalla casa editrice di Chiasso «Elvetica» - ne ha dato conferma ieri la vicepresidente Marta Scalenghe -, oltre a una mostra fotografica, da ospitare al Museo del mare, e a un filmato. «La spedizione e i suoi ritorni in termini di testimonianze - sottolinea in particolare Ceotto - vuole garantire una vasta gamma di applicazioni sia nel settore didattico attraverso convegni e conferenze, sia in quello divulgativo. Intanto - aggiunge il capospedizione - le varie tappe del viaggio saranno seguite in diretta da Radio 19, in maniera da fornire di volta in volta il puntuale resoconto delle ricerche in forma di diario».
Una particolare attenzione verrà dedicata alla visita dei siti che portano il nome del tenente Giacomo Bove, anche «a testimonianza di un momento importante nella storia delle esplorazioni geografiche che da sempre sono state punto di partenza per l’evoluzione culturale e sociale dei popoli». Le stesse motivazioni che muovevano Bove e lo hanno spinto a esplorare una terra sconosciuta e l’animo umano.