Sulla Sanità è già scontro con la Lega

Marcello Chirico

Confronto e dialogo. Quelli che Roberto Formigoni ha dichiarato ieri, in aula consigliare, desidera utilizzare in questa ottava legislatura regionale nei confronti delle opposizioni (a cui, non a caso, vuole concedere la presidenza della strategica commissione Statuto), ma che dovrà soprattutto mettere in atto - e pure spesso - all’interno della CdL, considerata sotto quali cattivi auspici è iniziato il nuovo mandato amministrativo. Perché dando per buono che, come lo stesso governatore ha sottolineato ieri mattina durante la presentazione del documento politico-programmatico per il prossimo quinquennio, «il bipolarismo non è una guerra selvaggia tra due schieramenti, ma si basa sul confronto», è altrettanto impossibile negare che la «guerra» è già scoppiata all’interno della propria coalizione tra lui, una parte di Forza Italia (quella che gli è più vicina) e la Lega Nord. E di confronto e di dialogo bisognerà metterne in atto parecchio per evitare che la situazioni degeneri, come pare stia accadendo.
Dopo la polemica in avvio di legislazione sui sottosegretari, il Carroccio ha deciso infatti di mettere mano su un argomento assai caro al governatore: la sanità. Che le mani ce le metta appare ovvio, visto che le spetta proprio la gestione diretta della principale voce di bilancio, il punto semmai è un altro: come ce le mette. Il neo assessore Alessandro Cè ha dichiarato più volte di volere riorganizzare il settore, cominciando dalla riunificazione di sanità e assistenza sotto un unico denominatore. Ovvero: il proprio assessorato. Sottrando in questo modo parecchie competenze all’assessorato parallelo del welfare, gestito dall’azzurro Giancarlo Abelli (braccio destro di Formigoni). Quest’ultimo gli ha fatto presente più volte, in questo primo mese e mezzo di legislatura, di non essere d’accordo, e il governatore con lui. Ma Cè ha insistito e il clima in giunta ha iniziato a surriscaldarsi.
Lunedì sera, durante una riunione ristretta Fi e Lega convocata proprio dal governatore per trovare un punto d’accordo sui limiti perimetrali dei due assessorati, pare si sia addirittura sfiorata la rissa (non solo verbale) tra i due, bloccata proprio dal governatore. Ieri mattina, durante la riunione di giunta, con l’approvazione della delibera sulla geografia della macchina organizzativa regionale (e, quindi, pure dei singoli assessorati) la ripartizione delle competenze è stata rinconfermata e la pace - seppure a denti stretti - sembrava sancita.
Ma una volta in aula, è stato il capogruppo leghista Stefano Galli a riaprire la tenzone e a ricordare, attraverso il proprio intervento, che non è finita lì, «perché - ha detto - sulla sanità vigileremo e vogliamo dei cambiamenti, innanzitutto stroncare le lobby». Non solo, riguardo ad accordi politici, «non accetteremo quelli fatti sottobanco e monitoreremo possibili inciuci. Perché la Lega è forza preponderante, capace di portare la maggioranza nei giusti binari nel caso in cui dovesse deragliare». Quindi il mònito a Formigoni: «Lo invitiamo a restare coi piedi ben piantati per terra per un futuro leale».
E che sulla sanità «il discorso non è ancora chiuso» lo ha ribadito pure Cè, convinto che sia «un’idea logica quella di aumentare la concertazione sulle competenze al confine socio-sanitario. Abelli ne fa una questione di potere, lontana dagli umili suggerimenti per gestire la materia in termini d’efficacia e qualità». «L’umiltà è l’ultima cosa di cui dispone Cè - la replica stizzita di Abelli -: di sicuro non abbiamo bisogno di lezioni su come gestire un settore, come quello assistenziale, che i lombardi hanno dimostrato di accettare così com’è». Dalla sua parte si schiera pure il collega azzurro Maurizio Bernando, secondo il quale «Cè vuole riportare indietro nel tempo la riforma socio-sanitaria per ottenerne solo più visibilità. Questa non è politica, ma baruffa personale. Eppoi, sa solo parlare di potere?». «Se si deve concertare, si capisca pure che siamo entrati in una nuova era, con una Lega che ha 15 consiglieri eletti» la puntualizzazione del leghista Boni. Di sicuro non è questo il dialogo e il confronto che intende Formigoni.

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