«Sulla sanità Vendola ha tradito i pugliesi»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Per Raffaele Fitto, ex governatore pugliese e ora deputato di Forza Italia, la sanità è una ferita che ancora brucia. Un anno fa perse la presidenza della Regione per mano di Nichi Vendola. E pagò nelle urne la campagna contro il suo piano di riordino sanitario, abilmente cavalcata dall’avversario Nichi Vendola.
Quel piano prevedeva tagli di reparti delle quattro divisioni di base (ostetricia, chirurgia, pediatria e ortopedia) in 21 ospedali. Motivo: erano poco utilizzati (sotto il 75% di posti letto occupati, in alcuni casi il 30%) e c’erano strutture analoghe a meno di 15 chilometri di distanza.
Fitto dovette fronteggiare un centinaio di ricorsi giudiziari (tutti vinti), contestazioni nelle città, girotondi intorno ai nosocomi. A Terlizzi, paese di Vendola, Fitto fu bloccato per due ore in auto dai manifestanti (tra cui Francesco Caruso, leader no global e ora deputato di Rifondazione) con insulti, sputi e lanci di uova.
I governatori delle Regioni che hanno sforato la spesa sanitaria contestano l’aumento dell’Irap. Che cosa ne pensa?
«Le sei Regioni erano perfettamente a conoscenza delle regole e delle conseguenze per chi non le rispetta: è giusto che chi ha superato la spesa consentita, ora paghi».
Gli industriali protestano perché l’Irap la pagano loro.
«Certo, alla fine pagano imprese e cittadini: questo è un problema. Ma bisogna capire che il sistema sanitario è inadeguato. Dal 1978, nessuno ha mai programmato nulla. Il problema è storico e strutturale, soprattutto nel Mezzogiorno. E temo che non sia ancora emerso in tutta la sua gravità».
Che vuol dire?
«Primo: spesso ci sono ulteriori debiti sommersi, nascosti nei bilanci delle Asl dove regna l’anarchia. Secondo: il tetto del 13% per la spesa farmaceutica non viene rispettato».
Se il problema è storico e strutturale, chi governa oggi merita qualche attenuante.
«Ma va affermato un principio di responsabilità. Un presidente di Regione deve avere il coraggio di fare interventi sulle strutture inutili, inefficienti e fonte di sprechi».
I cittadini vanno in allarme di fronte ai tagli alla sanità. E i governi, sia centrali che regionali, hanno paura solo a parlarne.
«Un amministratore pubblico deve farlo, anche a rischio di essere impopolare. Anche se gli costa dei voti. E io ne so qualcosa...».
Appunto. Un anno fa lei ha perso le elezioni in seguito alle contestazioni sul piano sanitario. Fu quello l’elemento decisivo?
«Non l’unico, ma certo il principale. Nei Comuni interessati dal piano, andai sotto di 5/6mila voti. Se penso di aver perso le elezioni per 14mila voti...».
Pentito?
«Tutt’altro. Rifarei tutto. E sono sicuro che il nostro piano sarà preso ad esempio. Se ne stanno accorgendo già tanti operatori sanitari che prima lo osteggiavano».
Che fine ha fatto il vostro piano?
«A un anno dall’insediamento della giunta Vendola, è ancora in vigore “lo sciagurato piano Fitto”».
Come si è comportato Vendola?
«Ha beffato due volte i pugliesi. Aveva promesso l’abolizione dei ticket per tutti e si è limitato ad ampliare le fasce di esenzione. Aveva promesso di cancellare il nostro piano e riaprire i reparti soppressi: non l’ha fatto».
La giunta sta discutendo una legge sulla sanità.
«Ma bastava una delibera di un rigo e mezzo: “È revocato il piano di riordino ospedaliero”. Punto. Era quello che i pugliesi si aspettavano».
Perché non l’ha fatto, secondo lei?
«Il piano viene screditato, boicottato ma resta in vigore perché non c’è alternativa. Non si possono tenere due reparti di ortopedia a tre chilometri di distanza con il 30% di posti letto occupati. È una follia fare ospedali fotocopia a 10 chilometri uno dall’altro».
In Puglia com’è la situazione dei conti?
«Sia nel 2004 che nel 2005 abbiamo chiuso con i conti in ordine, grazie al nostro piano».
E quest’anno?
«Ho dei timori: nei primi tre mesi del 2006 la spesa farmaceutica è cresciuta di 50 milioni di euro: il 21%, record tra tutte le Regioni, contro una media italiana del 12,5%».
Effetto della riforma sui ticket?
«Certo. Ma bisogna capire che i ticket non servono tanto a far gettito, ma come deterrente contro una spesa farmaceutica inutile».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it