Sulla scena l’ultimo discorso di Mussolini

Il Lirico nasce come dépendance del teatro alla Scala per volontà dell’arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa d’Austria: il progetto di teatro all’italiana viene affidato al Piermarini. La sala di via Larga, detto la «Cannobiana», viene inaugurata la sera del 21 agosto 1779, con uno spettacolo di Salieri. Il teatro conosce alterne vicende finché nel 1938 un grave incendio lo danneggia. Il Comune decide di ricostruirlo in forme nuove: del progetto viene incaricato l’architetto Cassi Ramelli. Nel 1943 le sue vicende si intrecciano con quelle del Teatro alla Scala, distrutto dai bombardamenti angloamericani, di cui ospita la stagione. Nel 1944 Mussolini, in occasione della celebrazione della morte di Marinetti, pronuncia il suo ultimo comizio, il «Discorso della riscossa».
Nel dopoguerra, il Lirico torna a svolgere il suo ruolo culturale: nel 1960 lo prende in gestione il Piccolo Teatro di Strehler che apre un’importante stagione. Per trent’anni sul palco di via Larga si alternano spettacoli di Brecht, balletti, concerti di Gaber, manifestazioni politiche, fino agli anni ’90 quando una crisi finanziaria ne provoca la chiusura. Nel 2004 Palazzo Marino bandisce una gara pubblica che si aggiudica Gian Mario Longoni con il progetto di Luciano Colombo. Avrà in gestione la sala per 15 anni in cambio della realizzazione del faraonico progetto da 17 milioni di euro e due anni di lavori. I disegni prevedono la realizzazione di una cupola di cristallo con vista guglie, 1500 posti a sedere, una biblioteca e un’area espositiva. Nel 2006 l’allora assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi boccia l’idea di Colombo in nome di Cassi Ramelli. Il direttore per i Beni culturali Carla di Francesco vincola la struttura. Nel marzo 2008 il nuovo sovrintendente Gino Famiglietti integra e rafforza il vincolo, contro cui però ricorre il Comune, vincendo.