Sulla scuola Prodi dà lezioni di incoerenza

Francesca Angeli

da Roma

Il dottor Romano e Mister Prodi. Romano esorta i docenti universitari a «tirare la carretta» e soprattutto a dedicare più tempo ai loro studenti. Ma Prodi boccia la riforma dell’università appena varata dal Parlamento. Legge che per la prima volta impone ai docenti un orario minimo di ore di lezione all’anno, premiando anche economicamente chi si impegna di più. E ancora Romano promuove, come presidente della Commissione europea, le novità introdotte con la riforma di elementari, medie e licei e le misure, prese sempre dal governo Berlusconi, per stimolare la ricerca e l’innovazione. Ma Prodi boccia invece una legge «dai tanti punti fondamentali sbagliati». Un caso di scissione di personalità? In molti dentro il centrosinistra l’hanno promesso. Se l’Unione dovesse vincere le elezioni la riforma del sistema di istruzione, scuola e università, del ministro Letizia Moratti verrà buttata a mare. Ma davvero nell’Unione sono così convinti che «gli è tutto sbagliato, tutto da rifare»? O semplicemente non tollerano l’idea che l’unica riforma «globale» dai tempi di quella di Giovanni Gentile sia firmata da un governo di centrodestra? Certamente al centrosinistra brucia ancora il naufragio della riforma tentata dal ministro Luigi Berlinguer quando era al governo proprio Prodi. Naufragio da imputare però prima di tutto al mancato sostegno del centrosinistra stesso visto che Berlinguer venne sostituito da Tullio De Mauro quando a Palazzo Chigi arrivò Massimo D’Alema mandando in soffitta Prodi. La Moratti ebbe gioco facile ad abolire una riforma che non aveva fatto in tempo neppure a muovere il primo passo. A leggere le dichiarazioni del Professore in merito alla riforma e più in generale riguardo all’università non è che sia molto chiaro il perché della minacciata abolizione da parte di molti suoi alleati dell’Unione. Al momento il Professore non ha messo ancora nulla nero su bianco e le sue dichiarazioni in merito sono piuttosto scarne. Come farà a mettere d’accordo anche sui temi scolastici Fausto Bertinotti (che dice «cancellare tutto») e Francesco Rutelli («modificare soltanto in parte»)? I proponimenti del Professore risultano ancora più oscuri se si va a vedere quello che la Commissione europea, allora presieduta da Romano Prodi, scrisse sul processo di riforma messo in atto dal governo Berlusconi. Il documento pubblicato nel 2004 riporta un giudizio generale sulle politiche economiche dei venticinque paesi europei. Arrivato all’Italia Prodi tira un paio di bacchettate ad esempio per problemi di finanza pubblica: «solo parzialmente affrontati». Ma quando si arriva a parlare di sistema di istruzione il tono del rapporto cambia. In particolare si fa riferimento alla materia della cosiddetta economia della conoscenza «trattata in mondo completo» e si osserva come tutte le sfide e le raccomandazioni proposte siano state raggiunte. Non solo, prosegue il rapporto, «in particolare il sistema di istruzione primario e secondario è stato riformato prendendo anche molte misure per stimolare la Ricerca, lo Sviluppo e l’Innovazione».
Anche il ministro Moratti, inizialmente molto compiaciuta da un giudizio tanto lusinghiero, davanti alle critiche feroci del centrosinistra ha finito per chiedersi che cosa fosse successo nel frattempo al Professore. «L’Italia nel 2003 ha avuto dalla Commissione europea del presidente Prodi una pagella con un ottimo su scuola e ricerca per la riforma - dice il ministro -. A questo punto devo rivolgere al Professore una domanda: è vero quello che dice da presidente della Commissione Ue o da leader dell’opposizione?».
Per quanto riguarda l’università Prodi è venuto parzialmente allo scoperto pochi giorni fa, al termine dei tre giorni di seminario Semi d’Ulivo a Bologna nel quale sono stati affrontati vari temi tra i quali quello dell’università. «Bisogna cambiare il modo in cui i professori lavorano: è necessaria una riforma radicale - aveva detto il Professore -. Che Italia è quella dove gli studenti vanno a lezione e non trovano i professori perché impegnati da qualche altra parte?Qui dobbiamo metterci tutti alla carretta». Insomma dice Prodi è necessario che i docenti si dedichino di più e meglio ai loro studenti. Dichiarazioni che non a caso non sono piaciute a molti docenti universitari.