Sulla sentenza per il G8 Tv faziosa. Come sempre

Caro Granzotto, mi è capitato di seguire su Sky un dibattito sulla sentenza sui fatti di Bolzaneto e mi chiedo: può una conduttrice, anche di una televisione non di servizio pubblico, parteggiare apertamente a favore dei no global e contro i magistrati che hanno emesso la sentenza? Secondo: può il tale Vittorio Agnoletto non tener conto della sentenza e seguitare a ripetere che a Bolzaneto la polizia ha torturato i no global fermati? Ma questa è informazione o cos’altro è?



L’informazione e il così detto approfondimento che scodella Sky è di una faziosità, di un radicalchicchettume tale che a confronto Raitre sembra diretto da Salomone (quello biblico). Le giornaliste risultano pizzute, con quell’arietta un po’ scocciata di chi è costretto a dispensare margaritas ante porcos, perle ai porci. Pizzute ma tutte un po’ sciantose nel vestire, come vuole la moda sgallettata-progressista. Gli atticciati maschietti hanno invece capelli impomatati o artisticamente foggiati alla presbitero, pizzetti, barbette, favoriti e pelurie varie tagliate al rasoio e se la tirano tutti da Enzo Biagi che atticciato non era e nemmeno impomatato, però, in quanto a tirarsela, non risultava secondo a nessuno. Lei è un masochista, caro Rinaldi, lei si fa del male. Quale demone la spinge a sintonizzarsi sull’informazione di Sky? Vada dall’esorcista, e subito. Oltre tutto mi viene a dire che partecipava al dibattito Vittorio Agnoletto. Ma santa polenta, Agnoletto è peggio della Vergine di Norimberga, è la forma più crudele ed esiziale di tortura. Questo al solo vederlo, figuriamoci al sentirlo parlare. E pensare che io e lei contribuiamo a mantenerlo nella bambagia dei 28mila euri mensili che gli spettano in quanto deputato euronullafacente. So, per averlo letto, qual è il giudizio di quell’Agnoletto lì sui fatti di Bolzaneto: decine di bravi ragazzi e ragazze, miti, disciplinati, inermi e pacifici, soprattutto pacifici, brutalizzati da elementi della Gestapo travestiti da agenti della polizia di Stato. Sottoposti a sevizie inumane, come il dover stare in piedi spalle al muro. Senza mangiare per ben otto ore (a Bolzaneto, neanche un kebab). Supplizio reso ancor più doloroso per il divieto di usare il telefono e, con quello, chiamare mammà. Ora io non dico che i poliziotti trattarono quella teppa coi guanti bianchi, no. L’avranno un po’ strapazzata, sarà partito qualche calcio nel sedere e altrettanti sberloni. Ma non bisogna dimenticare che prima, e per ore e ore, la teppa non aveva cessato di insultare - con epiteti irriferibili - i suddetti poliziotti. E dopo gli insulti sono partiti sassi, biglie d’acciaio e ogni altro oggetto contundente a portata di mano. Ebbe un bel dire Marco Bersani, leader degli antiglobal milanesi, che «Carlo Giuliani è morto con un estintore in mano per spegnere l’ingiustizia». Ma resta il fatto che la intendeva spegnere, con tutto l’estintore, sul cranio di un poliziotto. E queste sono cose che ti fanno venire la mosca al naso, o no? Sì, certo, d’accordo, un agente ha il dovere di mantenere nervi saldi e comportamento corretto. Sì, certo, d’accordo, i calci nel deretano e gli schiaffoni non sono ammessi. E nemmeno - tortura delle torture - obbligare i no global a ripetere, ad alta voce, che Che Guevara era uno..., be’, ha capito, caro Rinaldi. Però, anche se son partite pedate e sberle, anche se c’è stata la rivisitazione scatologica di Che Guevara io resto - e ci resto toto corde - dalla parte dei poliziotti. In ciò appellandomi a quel principio della legge naturale che recita: «Quando ci vuole, ci vuole».