«Sulla sfiducia mozione bufala Wikileaks? Soltanto gossip»

nostro inviato a Soci (Russia)

Che Berlusconi non avrebbe ceduto di un millimetro al ricatto delle opposizioni lo si era intuito già nella notte di giovedì quando, arrivato sui monti alle spalle di Soci era trapelata l’indiscrezione: «Non mi dimetto e qualsiasi altro governo sarebbe un golpe», avrebbe confidato il Cavaliere agli altri ministri presenti in Russia per il vertice bilaterale coi colleghi moscoviti.
Ieri la conferma. Dopo una conferenza stampa congiunta assieme al presidente della Repubblica di Mosca Dimitri Medvedev, Berlusconi ha voluto ritagliarsi qualche minuto assieme ai cronisti italiani. Un momento per lanciare la sfida finale a finale a Fini e a chi tenta di disarcionarlo. Si presenta in sala scuro in volto ma con le idee chiarissime: «Qualcuno ha affermato che ci sarebbe già una maggioranza di 317 parlamentari pronti a votare contro il governo - sibila facendo chiaro riferimento a Bocchino che due giorni fa aveva snocciolato i dati relativi alla morte del governo Berlusconi - è una bufala. E do appuntamento a tutti il prossimo 14 dicembre», giorno della mozione di sfiducia sia alla Camera sia al Senato. Un guanto di sfida gettato in faccia al rivale che si risolverà soltanto al momento della conta in Parlamento. Poi l’affondo sull’asse Rutelli-Casini-Lombardo-Fini e forse un giorno anche Montezemolo: «Il Terzo polo è esile nei numeri ma certamente smisurato nelle ambizioni e ha un programma chiaro: cambiare la legge elettorale e introdurre un tetto al premio di maggioranza per non farlo scattare in modo da far da arbitro e scegliere la sinistra». Un passo indietro rispetto agli storici obiettivi di garantire la stabilità degli esecutivi.
Il Cavaliere attacca: «In questo modo si tornerebbe alla vecchia situazione in cui i partiti non davano un programma, non indicavano le alleanze e chi avrebbe governato». Berlusconi è contro le forze delle reazione e i mestieranti della politica. Il Cavaliere non li cita mai ma è chiaro il riferimento a Fini, Casini, Rutelli e Bersani: «In questo momento non vedo nessuno dei protagonisti della politica, tutti piccoli imprenditori di partiti politici, che possa ben lavorare per il bene del Paese». Berlusconi andrà fino in fondo per dimostrare l’irresponsabilità dei suoi oppositori: «Stiamo uscendo da una crisi e abbiamo ricevuto la tripla A dalle agenzie di rating internazionali. Sarebbe irresponsabile voler aprire la crisi».
Ma forse quello che più lo ferisce sono le indiscrezioni sui dubbi del fidato Letta riguardo al suo stato di salute fisica e politica: «Letta è la persona più limpida e leale che si possa immaginare. In decenni di nostra amicizia e collaborazione mai una sola volta ha avuto un comportamento che non fosse sincero, leale, istituzionale. Scrivere di un comportamento ambiguo addirittura ambiguo verso di me è calunnioso e falso». Stesso discorso per il senatore Giampiero Cantoni, pure lui finito nel tritacarne Wikileaks che il premier definisce «gossip, soltanto gossip. Insinuazioni che non meritano di essere commentate».
Berlusconi resiste e non si smuove dalla linea concordata anche con Bossi. Al vertice italo-russo, infatti, anche il ministro Maroni ostenta sicurezza e serenità. Si andrà allo scontro finale e solo uno resterà in piedi. Ne è ben consapevole Fini che, per tutta risposta, scioglie le riserve e deposita la mozione di sfiducia del cosiddetto terzo polo: 85 firme composte da 35 udc, 34 del Fli, 6 dell’Api, 5 dell’Mpa, 3 dei Libdem, più La Malfa e Guzzanti del gruppo misto. Il presidente della Camera non può più tornare indietro. Attacca il governo che «non c’è più e non è in grado di governare» e si aggrappa all’unica soluzione scaccia-urne, suo vero incubo: «Non si andrà a votare». E Rutelli gli va in soccorso: «È in Parlamento che si deve dare la fiducia o meno». Fini va oltre e arriva a tirare per la giacchetta Napolitano: «Il capo dello Stato sa cosa fare». Ma in serata arriva la reazione del Colle: «Nessuna presa di posizione politica di qualsiasi parte può oscurare il fatto che ci sono prerogative di esclusiva competenza del presidente della Repubblica».