Sulla Tav non vogliamo l’elemosina dell’Europa

Caro Granzotto, sono un affezionato divoratore della concretezza e profondità delle sue risposte sempre azzeccate. Mi consenta quindi di non essere d’accordo quando lei sembra dare un giudizio di inutilità alla realizzazione della Tav Torino-Lione, argomentando che la linea attuale è sottoutilizzata e che la sua mancata realizzazione non inciderebbe granché sui tempi totali della percorrenza del futuro corridoio 5. Un solo argomento mi trova d’accordo: la priorità rispetto al tratto Trieste-Torino, anche se è un argomento simile a quello del commerciante che, rimproverato da un amico per non avere ancora aperto il negozio, risponde: «non vorrai che apra quando nessuno sta aspettando che io apra!». Il fatto è che in Italia ognuno trova mille scuse per proteggere la propria ignavia. Sette coltivatori di asparagi di Bassano bloccano per anni la Pedemontana; la piccola proprietà contadina e l’amore per la villa nella campagna veneta rendono biblici i tempi di realizzazione del passante di Mestre. A Napoli nessuno vuole le discariche e così i napoletani vivono in un’enorme discarica; il ponte di Messina non si deve fare perché c’è la mafia e via dicendo. La Tav Torino-Lione si finanzia perché c’è il tratto francese e la Francia sa come imporsi e ottenere fiducia e rispetto dei cittadini. Quindi in questa circostanza bisogna capire i burocrati di Bruxelles: i soldi si danno a chi li sa e li vuole adoperare. Penso che se cediamo anche su questo punto, faremo un altro passo indietro nella nostra credibilità in Europa.


Non demordo, caro Della Francesca. È un fatto che qui da noi bastano sette coltivatori di asparagi di Bassano per bloccare la Pedemontana. Ed è un fatto che l’alta velocità ci costa, per chilometro, il sestuplo di quanto costa in Francia o in Ispagna. Questo perché anche il più piccolo borgo che verrebbe a trovarsi nei paraggi della costruenda linea minaccia barricate, presidi di mamme con bambini e relativo blocco dei lavori se in cambio non gli si costruisce un centro polifunzionale, una piscina olimpionica e una sala congressi. Il tratto Milano-Napoli dell’Autostrada del Sole fu portato a termine - con tutto il valico appenninico - in sei anni. Anche allora burocrazia e borghi si misero di mezzo. Ma nessuno ne tenne conto e i lavori procedettero a dispetto degli uni e degli altri. Oggi in sei anni non si tira su nemmeno un ufficio postale. Per venire a noi, un governo che cede - come ha ceduto il precedente - alle sarabande dei «no tav» è un governo del piffero. Resta il fatto, però, che la Lione-Torino è l’ennesima bufala rifilataci dall’Europa. E non mi tiri fuori l’argomento dei contributi e dunque del costo zero. L’elemosina comunitaria copre appena il 12 per cento del costo totale dell’opera, a carico nostro, di noi contribuenti. Soldi che non sarebbero buttati a condizione d’aver prima realizzato la Torino-Trieste e la Milano-Taranto (o Reggio). Ovvero d’aver prima, nel pieno rispetto delle direttive europee e del tracciato dei suoi «corridoi», sistemato le cose entro i confini. Fatto ciò si accontentino pure i milioni e milioni di lionesi che agognano di raggiungere velocissimamente Torino. E i milioni e milioni di torinesi che aspettano, con la valigia in mano, di riversarsi velocissimamente su Lione. Mi creda, caro Della Francesca: così facendo la nostra credibilità in Europa non scemerà ma, al contrario, ne guadagnerà. Diranno, a Bruxelles: perbacco, ’sti italiani! Stavolta non siamo riusciti a farli fessi.