Sulla Ue l’ombra della «grosse koalition»

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Strasburgo

Tengono, con l'eccezione dei francesi, i socialisti (200 seggi), tengono i Popolari (264), s'annacqua l'opposizione delle destre e per l'ex-Bolkestein la strada dell'approvazione - il voto è per stamane - pare spianata, visto che la maggioranza si tocca a quota 330. Ma sono altre le domande che circolano in queste ore nella sede dell'Europarlamento in relazione alla direttiva-servizi. Una tutta politica, l'altra - non di minor conto - di livello tecnico. Siamo alle prove generali della pax tedesca? E, di seguito: non si rischia gettando via il «mostro» della liberalizzazione a tutti i livelli, di generare un pasticciaccio brutto in cui l'ultima parola finirà per pronunciarla l'alta Corte di giustizia europea?
Il primo interrogativo nasce dalla constatazione che tedeschi sono i due capigruppo di Ppe e Ps (Poettering e Schulz) che hanno trovato l'intesa politica così come lo sono i due mediatori a livello tecnico, l'uno popolare l'altra socialista. La grosse-koalition nata a Berlino, piomba di fatto nelle aule europee fin qui divise da acerrima rivalità. E non sono pochi ad immaginare che questo idillio emerso nella Ue giusto a San Valentino possa condizionare, e di parecchio, la politica europea nei prossimi mesi, in attesa che la guida dei 25, a gennaio dell'anno prossimo, tocchi alla Merkel che potrà giovarsi dell'intesa per ridisegnare il futuro europeo. Di per sé la cosa non sarebbe preoccupante. Se non ci fossero tra i due schieramenti, anche politici italiani, francesi, olandesi e via dicendo. Tutti abbastanza inorriditi all'idea dell'abbraccio coi rispettivi avversari. Prova ne è il fatto che l'altro giorno non pochi italiani notavano l'abbraccio D'Alema-Bertinotti descrivendolo in funzione anti-Prodi (che dell'olandese Bolkestein era il superiore) e che i socialisti francesi correvano a manifestare coi sindacati in odio a Chirac che pure non amava l'idea dell'idraulico polacco alla porta di casa.
Ma se il pastrocchio politico preoccupa, e non poco, anche i 400 e passa emendamenti che si sono presentati lasciano assai poco tranquilli i parlamentari europei (tra l'altro si deve decidere se tra i servizi rientrino anche quelli per gas, luce, rifiuti ed acqua). Si rischia che ucciso un «mostro» ne nasca un altro, per nulla chiaro. Con la possibilità che siano i giudici, alla fine, chiamati a intervenire da qualche azienda, a dettare le soluzioni legislative. Così, anche se dopo il varo dell'Europarlamento bisogna passare poi per commissione, capi di Stato e di governo e di nuovo in Parlamento, il voto di quest'oggi diviene un importante momento di verifica. Non solo perché i servizi costituiscono ormai il 65% dell'economia Ue, ma in quanto è in questo passaggio che si misura anche la febbre dell'allargamento a 25.