Sulle aree arrivano rassicurazioni dalla Moratti

Il nodo dei terreni di Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni torna a complicare il cammino dell’Expo verso il 2015. Con la società incaricata di organizzare l’evento che non è ancora entrata in possesso del milione di metri quadrati di proprietà dei soci privati. Con Fondazione Fiera e Gruppo Cabassi che a ottobre si erano impegnati a cedere le aree in cambio di una successiva possibilità di edificare. Un rebus che sembrava finalmente sciolto e che, invece, ha nuovamente avvelenato un clima che sembrava finalmente pacificato dopo l’accelerazione dei lavori imposta dall’arrivo dell’amministratore delegato Giuseppe Sala. Ieri mattina sulle pagine di Repubblica la notizia delle perplessità espresse da Maria Teresa Docimo, il magistrato della Corte dei conti che ha il compito di vigilare sull’operato del consiglio di amministrazione della società Expo 2015. Nel pomeriggio la già prevista riunione del board con all’ordine del giorno altri argomenti. Alla fine solo uno stringato comunicato ufficiale. «In relazione a notizie comparse sulla stampa - si legge -, il consiglio di amministrazione di Expo 2015 spa ha oggi preso atto delle dichiarazioni del magistrato della Corte dei Conti dottoressa Docimo che ha comunicato di aver ricevuto sollecita e pertinente risposta dal sindaco Moratti sulla richiesta di informazioni avanzata nei giorni scorsi. Il tema oggetto della richiesta era quello della disponibilità dei terreni su cui sarà realizzata l'Esposizione Universale del 2015». A confermare che la difficoltà esiste e non è di poco conto. Dato che fino a quando la società non entrerà in possesso dei terreni, non potranno essere bandite le gare e avviati gli investimenti per la «pulitura» del sito dove sorgeranno le strutture. A tranquillizzare la dottoressa Docimo, ci sarebbe una risposta scritta del sindaco Moratti che offrirebbe sufficienti rassicurazioni su una rapida conclusione dell’iter urbanistico che consentirebbe la votazione in aula e la consegna dei terreni alla società. Ma da definire ci sono ancora i contributi che Fiera e Cabassi dovranno versare al Comune in cambio delle volumetrie richieste per l’edificazione. E una soluzione per marzo appare a tutt’oggi improbabile.