Sulle case low cost la doppia morale dei puritani rossi

Siamo alle solite, i pasticci di sinistra sono spiegati, motivati, giustificati. Insomma tollerati. Quelli di destra sono sempre e comunque intollerabili. Perciò se nelle belle e centralissime case del Pio Albergo Trivulzio, a Milano meglio noto come la Baggina, dimorano pagando canoni di favore poltici di destra, come l’ex assessore alla Sicurezza della giunta Albertini Guido Manca o il capogruppo del Pdl in Consiglio comunale Giulio Gallera, la cosa è scandalosa ed esecrabile, condannata a priori e a prescindere. Se nelle stesse condizioni si trova un personaggio di sinistra, come la giornalista di Repubblica Cinzia Sasso, compagna del candidato sindaco Giuliano Pisapia, beh, allora tutto si spiega e si ridimensiona. Si dà, anzi, all’interessata la possibilità di minimizzare sul suo stesso giornale, magari facendo ricorso a un certo sarcasmo che si potrebbe anche definire faccia tosta. È la solita vecchia storia della doppia morale, vizietto ben radicato nel patrimonio genetico del Pci e transitato integro attraverso tutte le mutazioni che quel partito ha subito fino ad oggi. Fra le altre cose la collega in questione - certamente non l’unica giornalista comodamente alloggiata in una casa del Pat - dà spiegazioni e giustificazioni che il suo giornale troverebbe risibili se invece venissero da un politico del Pdl: non ricorda, ad esempio, come abbia fatto ad avere quell’appartamento, le sue dimensioni e neppure il canone d’affitto. Poi «sì è vero il mio contratto è scaduto da due anni, ho dato la disdetta... ma vivo ancora lì aspettando che sia pronta la casa che ho comprato» e amenità del genere.
Adesso, naturalmente, Pisapia parla di «fango», fango contro di lui candidato sindaco. Perché - ed ecco la dimostrazione più efficace di cosa sia la doppia morale - se tra i beneficiati del Trivulzio viene fuori il nome della sua compagna è «fango» contro di lui; se invece vengono rivelati nomi di esponenti del centrodestra si tratta semplicemente di doverosa trasparenza e denuncia dei privilegi della casta. Tornano alla mente altre spericolate acrobazie sul filo della doppia morale di sinistra. Come le tortuose spiegazioni inizialmente fornite da D’Alema, Veltroni e altri esponenti dell’allora Pds (ex Pci e futuro Ds) quando, nell’estate del 1995, questo giornale scoprì uno scandalo che somiglia tanto a questo milanese di oggi: decine di appartamenti, in gran parte a Roma, di proprietà degli anti previdenziali dati in affitto a canoni irrisori a esponenti politici prevalentemente di sinistra ma anche in quel caso non mancavano giornalisti, sindacalisti e amici degli amici. Se D’Alema, bisogna riconoscerlo - pur dopo un paio di tripli salti mortali ha comunque lasciato quella casa come aveva promesso, Veltroni se n’è guardato bene e ha semplicemente aspettato che la buriana passasse. A sinistra queste cose se le possono permettere. Ma, in un certo senso, un caso di doppia morale è anche la tenace campagna della cosiddetta «lobby di Capalbio», politici, intellettuali e alti burocrati tutti di sinistra e prevalentemente romani, che da decenni riescono a bloccare un’opera la cui necessità appare ovvia a chiunque guardi una carta stradale della zona: il completamento dell’autostrada tirrenica da Civitavecchia a Livorno. La «lobby di Capalbio» vuole evitare a tutti i costi l’irruzione di masse incolte e presumibilmente berlusconiane nel buen retiro maremmano, esclusivo, riservato e chic. E ci riesce.
«Allora, abbiamo una banca?»: quando questo giornale pubblicò l’intercettazione della telefonata del luglio 2005 fra Frassino e Consorte sulla scalata di Unipol alla Bnl, il centrodestra saltò addosso al povero segretario di allora dei Ds. Forse, invece, era l’occasione per dare una lezione di garantismo super partes. Comunque anche quella volta la sinistra non perse la sua di occasione, con una clamorosa e sfacciata dimostrazione di doppia morale che giustificava Fassino in tutti i modi. Inoltre è l’unico caso noto in cui un pm, Maurizio Romanelli, ha chiesto di processare un editore perché il suo giornale ha pubblicato il contenuto di intercettazioni telefoniche. Eppure da mesi intere pagine di «grandi giornali democratici» straboccano quotidianamente di intercettazioni, tutte privatissime e personali. Ma che volete, sempre grazie alla doppia morale, quella volta si poteva, perché l’editore si chiama Berlusconi. Paolo Berlusconi.