Sulle falle della «security» Buora vigilava già dal 2005

da Milano

Il vertice di Telecom ha avviato prima della magistratura un’attività di controllo sulla Security, in vari casi ha denunciato le irregolarità, e la società risulta parte lesa. Sono questi gli elementi che emergono dal rapporto del Comitato per il controllo interno (composto dai consiglieri indipendenti Guido Ferrarini, Francesco Denozza, Domenico De Sole e Marco Onado), presentato al cda venerdì e reso pubblico ieri.
In particolare si legge che nel febbraio 2005 «venne effettuato un audit interno sull’acquisto di prestazioni professionali e consulenze da parte della Security», richiesto dall’ad Carlo Buora. Il report evidenzia un «sistema di controllo debole, con consistente ricorso ad acquisti al di fuori della procedura ordinaria», ma probabilmente giustificati in considerazione del particolare momento storico (le vicende legate al comportamento dei soci brasiliani). In ogni caso i «vertici della società» decidono di «porre rimedio alle debolezze riscontrate rafforzando il sistema di controllo interno».
Per quanto riguarda l’ex responsabile della Security, Giuliano Tavaroli, il rapporto spiega che dopo il suo licenziamento del luglio 2005 (legato a un avviso di garanzia) il gruppo gli affida, «previa intesa con il governo a seguito dell’attentato di Londra una consulenza nella materia antiterrorismo, per la durata di un anno e un compenso di 50mila euro».
Importante anche il passaggio sul sistema Radar, cioè quella struttura esistente dal ’99 per combattere le frodi commerciali, e poi abusivamente utilizzato per effettuare intercettazioni senza tracciabilità. In proposito sul report si legge che fu Buora a convocare un gruppo di lavoro per indagare sulla tutela dei dati nel marzo 2006. E che poi, nel giugno, «era emersa la presenza di un applicativo (Radar) che non risponde agli standard aziendali di sicurezza».
Infine, a proposito delle presunte responsabilità di Telecom Italia per i fatti che riguardano l’inchiesta in corso, nel report si legge che l’avvocato Francesco Mucciarelli, richiesto di un parere, «ha dato risposta negativa» perché «i fatti di reato posti in essere appaiono commessi in danno alla società e non a vantaggio o nell’interesse della stessa». E per i reati contestati Tavaroli, «unico ex dipendente indagato, è da considerare soggetto apicale».