Ma sulle fregate l’intesa s’incaglia

Andrea Nativi

Al di là dei sorrisi e delle frasi di circostanza, i rapporti tra Francia e Italia hanno subìto una piccola crisi a causa della retromarcia che Roma ha ingranato all’ultimo minuto con il partner transalpino. Di retromarcia si tratta perché è venuta meno la firma italiana del memorandum che avrebbe sancito l'avvio del programma binazionale per la costruzione di 27 navi da guerra, tutte fregate, destinate ai due Paesi. Il problema sembra essere il solito: la mancanza di copertura finanziaria da parte italiana.
Sono almeno cinque anni che i due Paesi discutono per sviluppare congiuntamente queste unità, denominate Fremm-Rinascimento: 17 per la Francia e 10 per l'Italia. Si tratta del più importante programma navale europeo, che vale oltre 11 miliardi di euro, dei quali 4,5 a carico dell'Italia. E l'Italia continua a procrastinare la firma almeno dall'autunno del 2004.
Anche in occasione di questo ennesimo vertice il ministro della Difesa italiano, Antonio Martino, non ha potuto che rimandare l'appuntamento «a breve», ufficialmente per «motivi tecnici», in realtà legati alla mancanza di copertura finanziaria. Questo nonostante l'Italia dovesse mettere sul tavolo appena 400 milioni di euro, stanziati tra l'altro con la legge per la competitività dell'industria, fuori bilancio Difesa. Con questi soldi si sarebbe potuto coprire appena 3/4 del costo di una prima nave e una fetta dei costi di sviluppo non ricorrenti. Il problema di trovare i soldi per pagare le attività successive era stato rinviato a un secondo tempo.
L'esborso iniziale italiano era comunque ben poca cosa rispetto all'ordine francese per 8 navi per un valore di 3,5 miliardi di euro. Si trattava comunque di salvare almeno la forma. Ora invece c'è meno di un mese per rimediare ed evitare un serio incidente. La Francia già questa estate aveva minacciato di far saltare la cooperazione e di procedere autonomamente se l'Italia non farà fede ai suoi impegni politici.
Lo stallo nell'avvio del programma sta causando grossi problemi alle industrie coinvolte, da parte italiana in prima battuta Fincantieri e Finmeccanica, riunite sotto l'egida di Orizzonte spa. Con conseguenze occupazionali, già rilevate dai parlamentari che rappresentano i collegi più interessati dal progetto, in particolare quelli della Liguria. Ma c'è di più, l'ipotetica integrazione tra Finmeccanica e la francese Thales nel settore dell'elettronica della difesa rischia di essere azzoppata se Parigi si convince che l'Italia non potrà garantire un flusso di commesse militari significativo alle proprie industrie.
La Marina militare infine non potrà rimpiazzare tempestivamente le fregate che ha già mandato in pensione o che stanno per lasciare il servizio. Peraltro quello del finanziamento delle nuove unità è solo un aspetto della crisi più generale della Difesa, causata dalla stretta finanziaria: il progetto di bilancio 2006 per ora prevede appena 17,8 miliardi di euro, contro una esigenza minima di 21 miliardi. Se queste cifre saranno confermate, invece di firmare l'avvio di nuovi programmi bisognerà cominciare a negoziare il ridimensionamento o l'abbandono di quelli in corso.