Sulle macerie della vecchia Europa

Sándor Márai (1900-1989) nacque a Kassa, in Ungheria, e morì in California, a San Diego. Visse a lungo a Vienna, in Svizzera, a Parigi e in Italia. Aveva 17 anni quando uscì la sua prima opera, una raccolta di poesie dal titolo Il libro dei ricordi. La sua fama è legata in particolare ai romanzi Le braci, apparso in Italia nel 1998 e L’eredità di Eszter (1999). E mentre viene ripubblicata per Adelphi La recita di Bolzano in versione tascabile, «casa Calasso» propone anche Terra, terra!... In quest’ultimo lo scrittore, nel 1969, dopo 20 anni di esilio, torna a sfogliare il suo personale libro dei ricordi interiore, «quell’album di immagini morte» che si porta dentro, e di raccontare gli anni atroci del dopoguerra. In un montaggio implacabile e sontuoso ci fa sfilare quelle immagini davanti agli occhi: dall’apparizione fantasmagorica dei russi sulla sponda del Danubio alle rovine di Budapest, dove lui torna a cercare «quel che è rimasto della vecchia vita» e trova la sua casa ridotta a un cumulo di macerie. E poi il faticoso ritorno a un’apparenza di normalità in una città dove tutti odiano tutti. E ancora il tentativo, nell’aprile del ’46, di ritrovare quell’Europa tanto amata e idealizzata che ora gli appare «sterile, dal vago odore di cadavere, come immersa nella formalina». E di nuovo il desiderio di scrivere nella lingua materna, che lo spinge a tornare in un paese mutilato, dissanguato, atterrito, sul quale il feroce processo di bolscevizzazione stende «una ragnatela fitta e appiccicosa». Infine, dopo un anno e mezzo, nel settembre del 1948, quando gli è stata ormai tolta la libertà di scrivere e, soprattutto, la libertà di tacere, la decisione di andare via, o meglio: di «andare verso qualcosa». A spingerlo è «la nostalgia della Terra».