Sulle microspie è guerra tra magistrati

Stefano Zurlo

da Milano

Ora c’è la conferma ufficiale: è stata la Procura di Roma a piazzare le microspie nella camera di consiglio del tribunale del riesame di Napoli. E i magistrati campani corrono ai ripari andando al contrattacco: Giovandomenico Lepore, capo dei pm napoletani, ha convalidato il sequestro delle cimici, effettuato dalla polizia scientifica, e ha inviato il dossier a Perugia, competente sugli illeciti commessi dai magistrati della capitale, ipotizzando il reato di intercettazione abusiva. Insomma, è guerra, anche se con passi felpati, dentro la corporazione e a Napoli si lancia l’allarme contro quella che viene ritenuta un’intollerabile invasione di campo. Roma replica spiegando di aver solo ascoltato le conversazoni del coordinatore del tribunale del riesame Gian Paolo Cariello, indagato per corruzione in atti giudiziari, e di non aver mai spiato i discorsi in camera di consiglio. Ma, ormai, la frittata è fatta.
In un comunicato i vertici dell’Associazione nazionale magistrati di Napoli esprimono ad alta voce i loro dubbi e le loro critiche all’azione dei colleghi della capitale: «In linea di principio, un’intercettazione ambientale può legittimamente essere disposta dall’autorità giudiziaria in qualsiasi ambiente. Non appare però possibile intercettare le conversazioni dei giudici durante lo svolgimento delle camere di consiglio». Una precisazione che può apparire perfino surreale: la camera di consiglio è segreta tanto quanto un conclave. Se non di più. E forse Roma non sapeva perfettamente che le riunioni in cui si discute di arresti e scarcerazioni avvengono nell’ufficio di Cariello, accusato di aver intascato nel 2001 885 milioni di lire per favorire i clan di Secondigliano. Ma la sezione napoletana dell’Anm va avanti per la sua strada: «Va pertanto riaffermato il principio della segretezza delle decisioni assunte dai giudici nelle camere di consiglio. Pur nel doveroso rispetto delle attività investigative svolte dai magistrati della Procura di Roma, e pur ammettendo in astratto che le intercettazioni siano state legittimamente disposte, dev’essere tutelata la serenità dei giudici che, in questo periodo, stanno svolgendo il delicatissimo compito di componenti del tribunale del riesame». Toccherà a Perugia fare chiarezza: per ora il fascicolo è contro ignoti.