Sulle «Nozze» il sublime sorriso di Amadeus

Con Mozart sono impossibili le graduatorie. Specialmente quando si tratta delle opere su libretto di Lorenzo Da Ponte. Alla Scala ritroviamo Le nozze di Figaro? Non c'è dubbio, il sublime sta lì. Tra quelle note e quelle parole che rappresentano la più seduttiva e inquietante delle realtà: l'istinto erotico sempre in agguato. Consapevole o inconscio, lieto o affannoso, lecito o rubato. Forse, come in Mozart, sempre venato da un punta di malinconia e di sottile distacco. E il «sublime sorriso» di Amadeus. L'opera torna alla Scala (da oggi al 30 ottobre) nell'archetipo di bellezza nato nell'81 dalla mitica collaborazione Muti-Strehler. Semplicità, disinvoltura, sobrietà e culto del particolare ne sono i caratteri. Gli stessi che segnano le scelte di Ezio Frigerio scenografo e Franca Squarciapino costumista. Una coppia storica, nell'arte nella vita. Il lavoro, tratto da Beaumarchais e abilmente estorto all'imprimatur di Giuseppe II, ha una forte connotazione sociale. Musica e situazioni non si stancano di contrapporre la freschezza della gente nuova alla ridicola impotenza di chi vede il tramonto dei prori privilegi. E il privilegio è appunto il motore della commedia. L'incarnazione dell'istinto che è il motore del mondo. Una tenera e affannata proiezione di Mozart e dell'intera umanità. Lo dice il ritmo di un libretto da seguire alla lettera. Alla Scala la regia risolta in pochi e accorti gesti e i grandi spazi madreperlacei disegnati da Frigerio sono oggi al servizio dei giovani dell'Accademia della Scala, diretti dal milanese Giovanni Antonini. Professionista di nome lui, studenti loro che approdano alla terza opera mozartiana: dopo Ascanio in Alba e Così fan tutte. L'esperienza di Giovanni Antonini, giovane e collaudato nome della filogia musicale (Giardino Armonico) parte da strumenti originali e prassi escutiva barocca. Ma oggi, dai ragazzi dell'Accademia, una sessantina inclusi gli ospiti dell'Accademia di Brno e della Giovanile di Madrid, non pretende certo quella scelta di campo della quale lui stesso pare aver allentato le maglie.