«Sulle pensioni Prodi rischia di cadere»

Il Prc: non saremo capro espiatorio di una crisi come quella del ’98

da Roma

Il sospetto è che si voglia «scaricare su Rifondazione comunista» l’eventuale caduta del governo Prodi, inevitabile in caso di bocciatura parlamentare dell’intesa sulle pensioni. E il partito di Fausto Bertinotti, per non diventare il «capro espiatorio» come nel ’98 (anno della caduta del primo governo Prodi) si prepara a mandare giù come una medicina amara l’eventuale intesa, basata sul testo governativo, che prevede gli scalini, cioè l’innalzamento graduale dell’età pensionabile (58 nel 2008 e 59 nel 2009 al posto del passaggio da 57 a 60 anni che scatterà dal 2008 se non sarà abolita la riforma Maroni), e quota 96 (cifra data dalla somma di età anagrafica e contributiva), a partire dal 2012. Un piano che sarà integrato dalle esenzioni degli usuranti, ai quali hanno lavorato ieri il premier e i ministri economici.
A fare capire che la linea del Prc potrebbe ammorbidirsi è stato il responsabile economia del Prc Maurizio Zipponi secondo il quale «in certe stanze hanno deciso di accelerare la caduta di Prodi. Ma il Prc non ci sta: per noi si può trovare una soluzione concordata».
Fondamentale è in questo caso il sì dei sindacati, di fronte al quale, come ieri hanno riconosciuto, Fabio Mussi, ministro dell’Università e leader di Sinistra democratica e Franco Giordano, segretario del Prc, la sinistra radicale difficilmente riuscirà a dire no.
Ai partiti più a sinistra della maggioranza rimane il problema dei dissidenti, gli stessi del voto in Afghanistan che mise in crisi l’esecutivo di centrosinistra il marzo scorso. Si fanno i nomi di Franco Turigliatto, Ferdinando Rossi, Fosco Gianni, ai quali si potrebbero aggiungere anche Heidi Giuliani. Nel merito la loro posizione è la stessa della sinistra radicale sindacale, incarnata dall’esponente della Fiom Giorgio Cremaschi, secondo il quale l’esecutivo sta studiando «un modo più flessibile di applicare lo scalone. Sono sicuro che se fosse stato al governo lo avrebbe accettato lo stesso Maroni». La resistenza della sinistra radicale dovrebbe comunque rientrare quando sull’intesa - recepita nella finanziaria o in un decreto ad hoc - sarà posta la fiducia.
I nodi non sono comunque tutti sciolti. E accanto alle vecchie contrapposizioni ne spuntano di nuove. Come lo scontro tra Cisl e l’Ulivo, in particolare con la Margherita. Ieri si sono tenute le due annunciate manifestazioni contrapposte: la fiaccolata dell’esponente romano della Margherita Roberto Giachetti sotto le sedi sindacali. E la manifestazione dei giovani della Cisl sotto la sede del Partito democratico in concomitanza con una riunione del comitato dei 45. Oltre 300 i cislini presenti in piazza Santi Apostoli, muniti di fischietti, trombe e striscioni; una vittoria per ko rispetto alle poche decine di partecipanti alla fiaccolata di Giachetti.
Il corteo è servito a Bonanni (che ieri ha anche incontrato Silvio Berlusconi) per ribadire il suo appello al governo e alla maggioranza: «Prodi si sbrighi, faccia la sua proposta e chiuda questa situazione che sembra una pagliacciata».