Ma sulle pensioni Romano fugge: «Lasciatemi in pace»

da Roma

Le pensioni baby non sono un ricordo di fine anni Settanta. Dati Inps elaborati dall’Osservatorio sulle pensioni dimostrano come ci sia ancora una generazione con sacche di precoci ex lavoratori a carico della previdenza pubblica. In tutto sono 630.312 i pensionati italiani tra i 40 e i 54 anni. Con un’età, quindi, inferiore rispetto ai 57 anni, attualmente necessari per accedere alla rendita di anzianità.
Dati resi noti proprio mentre il dibattito sulla previdenza si scalda e nel centrosinistra si profila un’altra vittoria dell’ala radicale. «Ma che pensioni... È Natale, lasciatemi un po’ in pace...», ha risposto il presidente del Consiglio Romano Prodi a chi ieri gli ha chiesto di commentare il fuoco di fila dell’estrema sinistra. Insomma, «nessuna frenesia», ha precisato più tardi Palazzo Chigi, perché si stanno valutando tutte le possibilità. Nel governo c’è in realtà chi sta già lavorando per costruire un sistema alternativo allo «scalone» varato dal centrodestra (l’innalzamento dell’età pensionabile da 57 a 60 anni con 35 anni di contributi a partire dal 2008). Si parla di incentivi tra l’1,5 e il 3 per cento per gli ultra 57enni che ritarderanno il ritiro. E di disincentivi, del 3,5 per cento, per chi vorrà andare in pensione prima dei 60. Un’ipotesi minima che, spiega l’ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, «è destinata a costare, come tutte le alternative al cosiddetto scalone».
Ma che è già stata di fatto bocciata dalla sinistra radicale. I disincentivi «saranno rigettati», ha avvertito il responsabile economia di Rifondazione comunista Maurizio Zipponi. Niente da fare nemmeno per un’eventuale rimodulazione dell’età (che invece i sindacati non escludono). Significherebbe «tradire il patto elettorale», ha aggiunto Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. Impossibile anche toccare i coefficienti sulla base dei quali si calcolano le pensioni perché c’è il veto dei sindacati. Un groviglio dal quale l’ala riformista della maggioranza si sta tenendo a distanza, fatta eccezione per il presidente della Commissione attività produttive della Camera ed esponente radicale Daniele Capezzone che ieri ha condannato le uscite postnatalizie dei comunisti e ha ricordato come «in Italia quasi tutta la spesa sociale è mangiata dalle pensioni». «L’unica vera riforma - commenta Sacconi - è non fare niente, perché la riforma è stata già fatta». Se sarà cancellata, ha aggiunto l’esponente dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova, «a farne le spese saranno i conti pubblici e le generazioni più giovani».