Sulle piste la neve artificiale e gli estremismi moderni

L'innevamento artificiale delle piste da sci è, secondo me, uno dei tanti estremismi della società contemporanea. Centinaia, per non dire migliaia, di cannoni spara-neve disseminati su tutto l'arco alpino trasformano l'acqua in neve farinosa che si deposita sui pendii delle località montane dalle più rinomate a quelle più sconosciute, dando la possibilità all'esercito di vacanzieri invernali, armati di sci e snow-boards e agghindati con modaiole tute di goretex degne delle nazionali di sci di tutta Europa, di prendere d'assalto skilift e seggiovie e buttarsi a rotta di collo per le piste, piste sempre più numerose a discapito dei boschi e delle foreste che vengono estirpati in nome del business e della divinità monetaria che anche in alta montagna la fa da padrone. E sì, perché è estremamente delittuoso se la bianca materia prima tarda a scendere dal cielo o se è appena uno straterello che rischia di far rovinare le attrezzature milionarie, o peggio ancora, di far allontanare l'orda barbarica verso altri lidi, magari in località caraibiche o dell'emisfero australe, alla ricerca comunque dell'evasione e del divertimento più sfrenato. Proprio per soddisfare queste imprescindibili esigenze dell'uomo moderno ecco che, se non c'è neve, si mettono in azione questi marchingegni e oplà, neve in abbondanza e chi se ne frega se si prosciugano le falde acquifere provocando enormi danni al delicato ecosistema alpino, se le zone in questione diventano a rischio erosione, se la montagna più impervia la si fa diventare accessibile a tutti, con magari un bel mega parcheggio alle pendici, dove migliaia di autovetture si incolonnano in ingorghi degni dei centri cittadini con un livello da paura di polveri sottili (il famigerato e temuto pm10) e degli altri inquinanti. E poi i medici ci consigliano di andare in montagna ad ossigenare i polmoni!