Ma sulle reti locali il pallone vola

Secondo Bruno Bernardini di Sport System Europe il sistema è in affanno sulle emittenti terrestri in chiaro per il grande ampliamento dell'offerta di calcio (tv terrestre, satellitare, digitale terrestre, internet, cellulari) che diluisce molto gli ascolti. Ascoltiamolo: «Ci perdono un po’ tutti. In sostanza troppa offerta su mezzi diversi, mentre rende potenzialmente accessibili i contenuti da parte di un pubblico sempre maggiore e fa entrare maggiori risorse nelle casse della Lega che ha più diritti da vendere, in realtà rende meno in termini di ascolto. E il sistema, dal punto di vista economico, per gli acquirenti dei diritti risulta svantaggioso perché troppa offerta di calcio fa diminuire l'interesse e gli ascolti». Il messaggio è chiaro. L’offerta non può essere in rialzo continuo, anzi. Se i club la pensano diversamente e si illudono di avere sempre più soldi, indipendentemente dalla divisione dei proventi, rischiano il fallimento come successo all’inizio del nuovo millennio.
C’è poi il problema del calcio che, a dispetto degli scandali presenti e passati, cannibalizza il resto dello sport. «È un problema di qualità – afferma Roberto Ghiretti, guru dei consulenti sportivi – perché gli organizzatori non offrono prodotti di alto livello e le emittenti non fanno distinzioni fra un evento che vale e un altro solo ben sponsorizzato. Le grandi manifestazioni funzionano. A Milano abbiamo portato 8mila spettatori a vedere la ginnastica con Vanessa Ferrari, davanti alla tv l’audience sarebbe stata sicuramente interessante. Sono contrario invece alla politica di basket e volley che hanno abbandonato le tv generaliste per avere grandi spazi, ma di nicchia, autoreferenziali, su Sky. Così facendo soddisfano gli appassionati, ma non aumentano il pubblico».
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