Sulle riforme l’aiuto del centrodestra

Il fronte favorevole all’intesa si rafforza anche se i «piccoli» del centrosinistra resistono

nostro inviato

a Roccaraso (L’Aquila)

Il ritorno del conflitto di interessi - tema più caro agli antiberlusconiani - in cima all’agenda del governo Prodi non sembra ostacolare il confronto sulla riforma elettorale. Ne è ad esempio convinto Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, che ieri a Neve Azzurra ha fatto il suo esordio a una manifestazione di Forza Italia. Ed è anche dimostrato dal fatto che la pattuglia di chi si oppone, si assottiglia sempre più. Ieri si sono ad esempio consolidate le posizioni pro-intesa dell’Udc mentre i vertici di Prc, Sinistra democratica e Pdci hanno fatto capire che la loro priorità è evitare il referendum.
Nel centrodestra la partita delle riforme è più semplice, anche se la Lega Nord resta scettica. Il capogruppo dei deputati Roberto Maroni, ospite alla festa di Forza Italia sulla neve, ha spiegato di «temere che alla fine si andrà al referendum perché la maggioranza è sfilacciata». Prospettiva di cui «non abbiamo paura anche se la legge che uscirebbe dal referendum è peggiore di quella in vigore». Per questo il Carroccio garantisce il suo «impegno» ponendo però una condizione: «Chiediamo a Berlusconi di prendere l’iniziativa. Perché è lui la persona-chiave della vicenda». Il compito del Cavaliere è quello di garantire alcune modifiche alla bozza di Enzo Bianco.
E da parte dei due principali attori della partita, cioè Forza Italia e Pd, che sono alla ricerca di un consenso il più ampio possibile, la disponibilità è massima. «Siamo a un passo dall'accordo», ha garantito Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea, anche lui alla kermesse degli azzurri sulla neve. «La bozza Bianco è un’ottima base di partenza, ma i cittadini vogliono capire con chi ci si alleerà prima delle elezioni». Un riferimento alle condizioni posta giovedì dal presidente di An Gianfranco Fini per il suo appoggio, che dovrebbero essere definitivamente passate, come dimostra il sigillo messo da Walter Veltroni: «Penso si possa accogliere una parte delle richieste di An e che si possano fare ulteriori aggiustamenti». Di «ricerca di un accordo ampio», ha parlato ancora una volta il leader Udc Pier Ferdinando Casini mentre il segretario Lorenzo Cesa ha escluso che il vincolo di coalizione chiesto da Fini sia un problema.
Partita meno facile nel centrosinistra. Restano sulle barricate i partiti minori che non vogliono aggregarsi con altri. Posizioni che in parte potrebbero ammorbidirsi, come quelle dell'Udeur, e altre più dure, come quelle dei socialisti di Enrico Boselli e dei dipietristi, che puntano sul referendum e si appoggiano al tentativo di Prodi di rallentare la corsa di Veltroni. Tensioni che diventeranno ancora più evidenti al vertice di maggioranza di lunedì. Quello che è certo è che, a differenza del centrodestra, difficilmente la conclusione accontenterà tutti. E forse non è un male. «L’unanimità - ha spiegato il capogruppo del Prc alla Camera Giovanni Russo Spena - equivarrebbe ad assegnare un generalizzato potere di veto».