Ma sulle scalate il governatore non ha spiegato

Marcello Zacché

da Milano

La relazione di Fazio al Cicr è stata una puntuale ricostruzione tecnica delle scalate su Antonveneta e Bnl, operata dal punto di vista dell’Istituto di vigilanza. Nulla invece è stato detto, dal governatore, sulle manovre vere o presunte (oggetto anche delle intercettazioni dei magistrati) che si sono svolte a latere. «Non sussistono altri parametri», dice Fazio, diversi da quelli puramente tecnici, dalla verifica del rispetto della legge. Da cui è derivato il paradosso che nelle ore successive all’atteso intervento si è ripreso a parlare di dimissioni, mandato a termine, riforma di Bankitalia come se al Cicr non fosse successo nulla. Anche perché a Fazio non risulta siano state mosse obiezioni: né su quello che ha detto, parlando con precisione di date e coefficienti patrimoniali; né su quello che non ha detto.
Secondo il ministro dell’Economia Siniscalco un parametro diverso esiste, ed è quello della credibilità-Paese. Mentre secondo un commentatore autorevole come Marco Onado, già commissario della Consob, la passività con la quale il Cicr ha assorbito la relazione di Fazio è la dimostrazione della totale inutilità di questo Comitato.
Di certo nessuno a chiesto conto a Fazio, forse per una forma di «sudditanza istituzionale», di alcuni punti controversi nella scalata di Lodi ad Antonveneta. Quali i finanziamenti concessi dalla stessa banca, a tassi fuori mercato, ad alcuni degli scalatori che operavano di concerto. O, nel caso Bnl, se è vero che il Banco di Bilbao avesse chiesto già in passato l’autorizzazione a salire in Bnl, senza averla mai ottenuta.
Ma allo stesso modo non sono stati chiesti chiarimenti nemmeno sui punti di cui, invece, Fazio ha parlato. Uno di questi, per esempio, riguarda il metodo utilizzato da Bankitalia in presenza di violazioni di procedure e leggi da parte degli scalatori di Lodi in Antonveneta. Fazio ha confermato che sia in occasione dell’autorizzazione concessa per salire al 29,9%, sia in quella necessaria per lanciare l’Opa, Bankitalia ha riscontrato fatti rilevanti «sotto il profilo sanzionatorio». Si trattava di problemi sulle cessioni di quote di minoranza in società controllate (necessari per mantenere la solidità patrimoniale) e di elementi di criticità sulle «relazioni d’affari» dei soggetti azionisti di Antonveneta (quelle che hanno portato Consob ha dichiarare l’esistenza di un concerto con Coppola e Gnutti). Ebbene, dice Fazio, le sanzioni amministrative nulla hanno a che vedere con l’iter autorizzativo, che infatti è andato sempre a buon fine, perché «non incidono sull’affidabilità dell’impresa bancaria, che è l’effettivo richiedente l’autorizzazione, e la cui idoneità a garantire la sana e prudente gestione non è in discussione». In pratica, la banca non dipende dalla correttezza di chi la gestisce, ha detto Fazio.
C’è poi il capitolo della solidità patrimoniale della Banca popolare italiana (ex Lodi), che Fazio ritiene essere garantito da un rapporto patrimonio-attivi che non è mai sostanzialmente sceso sotto al 10% (fissata all’8% la soglia minima). Ma con l’applicazione degli Ias (parametri comunitari per la compilazione dei bilanci) questi coefficienti potrebbero essere molto diversi. Lo stesso Fazio ne accenna quando parla di «iniziative (della Banca d’Italia, ndr) volte a fronteggiare gli impatti prospettici conseguenti all’applicazione degli Ias». Ma non va oltre. E agli Ias non manca molto: verranno applicati a partire dall’anno prossimo.