Sulle sponde del MAGRA

È la terra del Magra. Terra toscana che respira Emilia e Liguria, tra Parma, Massa Carrara e La Spezia. Terra di mezzo e di passaggio, è la Lunigiana dei centosessanta castelli a presidiare la corsa al mare e i traffici sulla via francigena. Della stirpe ligure che si oppose con tenacia ai romani e, vinta, fu deportata in massa nel Sannio. Indizi distintivi, con il senno dei secoli di poi. Che quel fermento di confine si traduce in alta densità di deputati e ministri. Che rimbalzano tra Aulla, Bagnone, Filattiera, Casola, Fivizzano, Pontremoli, Villafranca e Zeri. Enclave raggomitolate e paesi allungati, frazioni divise fra due comuni e paesi che diventano città.
Onorevoli di Lunigiana, con la geografia di un percorso tatuato nel cervello, che salta i confini del margine e parla in valore assoluto. Microstorie che si giocano nel piccolo per decantare il grande. Con la polvere della via francigena che ti resta sui pantaloni, correlativo oggettivo di un passato di concretezza e orgoglio. Di sviluppi e contatti. Nonostante quell'identità che qualcuno definisce problema. Nonostante quei tre passi sui tre confini che t'annacquano il sangue o lo rigenerano.
Alchimie che in Lunigiana registrano lo specimen di «natali politici» illustri, da Sandro Bondi a Lucio Barani, Enrico Ferri, Egidio Pedrini. Ma anche Andrea Negrari, nato a Bagnone dove continuò a risiedere e dove morì nell'88. Deputato dal 48 al 68 e dal 72 al 76, e sindaco di Bagnone dal 46 al 52 e dal 56 all'80; consigliere nazionale della DC e membro degli Affari Istituzionale. Ma anche Nello Balestracci, nato a Filattiera, consigliere regionale della Toscana prima e parlamentare poi, membro della commissione istruzione e cultura e della commissione speciale Cee. Esponente di spicco della Dc negli anni 80 e più recentemente di Forza Italia, fu firmatario e relatore del decreto legge che portò all'istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile. Giusto un assaggio. Per arrivare a Sandro Bondi, nativo di Fivizzano di cui è stato sindaco comunista nel 90. Poi l'incontro con Silvio Berlusconi e la svolta che lo vede nel 2001 deputato di Fi e attuale coordinatore nazionale del partito.
Coincidenze, ma il teorema lo dimostri attraversandola questa Lunigiana che si fa scoprire a passi, dalle periferie che agguantano terra ai suoi cuori nascosti, restaurati e rianimati. Esci al casello di Aulla e leggi sviluppo Centro commerciale e industriale, con i suoi 59 chilometri quadrati è il motore economico della Lunigiana. Ma resta la Fortezza della Brunella a traguardare tempi lontani e strategie prossime. Resta il miracolo di San Crapasio a motivare segni e sogni occulti. Resta la frazione di Stadano Bonaparte il cui nome parla delle origini della dinastia di Napoleone, che vengono ricondotte proprio a questi luoghi. Ancora coincidenze. Poi i paesi che schizzano negli anfratti della valle mentre raggiungi Villafranca e ritrovi sindaco l'on Lucio Barani dopo 14 anni da primo cittadino aullese e un monumento a Craxi spartito su piazza Bettino e Piazza Gramsci. D'un bianco surreale a raccontarne gli epigoni nel centro del comune famoso in Italia per essere dedipietrizzato, e «Di Pietro qui, nonostante i numerosi inviti, non è mai venuto», ti sottolinea Barani. Avanti c'è Pontremoli, Premio Bancarella a giorni e un centro storico avvitato sul castello del Piagnaro e il Museo delle Statue Stele. Sottili legami e riferimenti magici ad una religione della terra. Ponti guardati da statue, idoli di pietra della gente di Lunigiana, donne prosperose e guerrieri armati di tutto punto. Un caleidoscopio di forze ed energie , tratti somatici e punti fermi in queste strade perse che i suoi uomini ritrovano e rilanciano oltre.