Sulle tracce dei sequestratori: nella notte il primo arresto

da Torino

Si stringe il cerchio intorno ai rapitori di Barbara Vergani. Nella notte è scattato il primo blitz dalla questura di Novara e dalla tenenza di Borgomanero: una persona è stata già arrestata, carabinieri e polizia l’hanno trasferita in fretta e furia in questura a Novara. Sull’identità ancora nulla si sa, perché poco trapela dalle strette maglie investigative, ma il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia, Maurizio Laudi, si è lasciato scappare di essere «soddisfatto di come stanno procedendo le indagini». Dell’arrestato si sa che è un uomo conosciuto dal padre della rapita, che ha avuto con lui in passato rapporti di lavoro e che vive nella zona del lago D'Orta, non molto distante da dove abita la famiglia di Barbara. L’arresto potrebbe essere la svolta, il primo di una serie. Merito anche delle molte informazioni preziose che gli inquirenti avrebbero avuto dalla stessa Barbara Vergani in un colloquio durato oltre tre ore, anche se nel tardo pomeriggio è stata smentita la notizia secondo la quale era stato identificato il covo in cui Barbara è stata segregata per circa 26 ore. La giovane avrebbe parlato di almeno quattro malviventi, uno dei quali sicuramente donna, e senza particolari inflessioni dialettali. «Solo uno di loro - ha riferito Barbara - aveva un accento particolare, molto ostentato. Il che mi ha fatto supporre che fosse solo un modo per modificare il suo timbro vocale».
Le indagini dei carabinieri non tralasciano alcun particolare e ogni pista resta aperta. Sono però alcune parole del padre di Barbara, l'imprenditore edile Carlo Vergani, che lasciano trasparire un ambito preso particolarmente di mira dagli inquirenti. «Nell'ambiente edilizio - ha riferito l'uomo - c’è del buono e del cattivo. Secondo noi la direzione è quella, anche se è ancora da dimostrare che la vicenda possa essere ricondotta a soggetti conosciuti».
Fin dalla sera in cui Barbara è stata rapita, nel ricostruire la dinamica e il modo di agire dei malviventi, gli inquirenti avevano intuito che non si trattava di un commando formato da professionisti. Il fatto che la giovane abbia sentito parlare solo alcune delle persone che l'hanno presa in ostaggio - un uomo e una donna - fa pensare che almeno loro non conoscessero la giovane. È lei stessa a riferire: «Hanno appreso dal tg il mio nome e poi hanno chiesto a me la conferma». Ieri i carabinieri hanno effettuato un sopralluogo nella villa della famiglia Vergani, a Miasino, nonché sull'auto guidata da Barbara al momento del rapimento. La sua Peugeot 206, di color azzurro metallizzato, era stata ritrovata sulla strada che porta a Borgomanero con un vetro e un fanale rotto. Non è escluso che, rompendo il finestrino dell'auto, uno dei rapitori abbia lasciato impronte o altri tracce utili.