Sulle vacanze le barricate dei tifosi

La contestazione placata in serata dopo il ricorso accettato dal Tar

Paola Setti

Il loro grido è stato unanime. «Messina in serie A o sarà guerra», hanno promesso. E guerra è stata davvero, ieri, in attesa del pronunciamento del Tar del Lazio sul ricorso presentato dalla società giallorossa: blocco totale dei traghetti privati, quelli che più degli altri smaltiscono il traffico delle auto; via libera solo ai traghetti delle Ferrovie dello Stato - che trasportano i treni ma poche auto - e alla compagnia privata che gestisce il traghettamento da Reggio Calabria. Conseguenza inevitabile, migliaia di vacanzieri in coda, su entrambe le sponde dello Stretto, ad attendere sotto il sole cocente di una giornata di caldo record che la situazione si sbloccasse. Cosa che è avvenuta solo a sera, dopo una giornata davvero da dimenticare. È una situazione drammatica quella che si è venuta a creare a Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni, per la protesta dei tifosi che contestano l'esclusione dalla serie A della squadra della città dello Stretto. Già nei giorni scorsi, per alcune ore, i supporters giallorossi avevano occupato gli imbarcaderi privati della Caronte, rallentando il traghettamento delle navi per attirare l'attenzione su quella che ritengono una vera ingiustizia, l'esclusione del Messina dalla massima serie per un problema che è, sostanzialmente, amministrativo. Nella giornata di ieri, però, la situazione è precipitata. Da un lato i tifosi, circa 500, che compatti hanno paralizzato per tutto il giorno gli imbarcaderi; dall'altro le migliaia di persone esasperate in coda sulle due sponde ben poco propense alla comprensione per una protesta tutta calcistica che sta mandando a monte le loro vacanze. In Calabria, sull'autostrada, e in Sicilia, a Messina, si sono registrate scene apocalittiche. Vani i tentativi di rallentare a monte il traffico, con deviazioni, per cercare di alleggerire i disagi delle code sotto il sole. Gli automobilisti rimasti in trappola, sull'una e l'altra sponda, sono stati migliaia, e alla Protezione civile non è rimasto altro da fare che distribuire acqua. Disagi aggiuntivi a Messina, soprattutto per il caos creato dai Tir in coda che hanno invaso la città. Una giornata davvero massacrante. In serata la situazione era più critica in Sicilia, con attese medie di cinque ore per l'imbarco; a Villa San Giovanni «solo» qualche chilometro di coda, con attese medie di due ore. Ma i tifosi non hanno mollato, neanche dopo un tentativo di sgombero messo in atto dalla Polizia, in tarda mattinata. Molti i momenti di tensione, anche per i camionisti esasperati che hanno forzato il blocco per raggiungere i traghetti delle Ferrovie dello Stato. La protesta si è protratta sino a sera, visto che la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio, attesa per il pomeriggio, è slittata di ora in ora sino a tardi. Poco prima delle 21, la buona notizia, l'accoglimento da parte del Tar del ricorso della società giallorossa, e la conseguente riammissione del Messina al massimo campionato. Una vittoria importante, anche se parziale dal momento che con ogni probabilità non mancheranno ulteriori strascichi. Tifosi agitati anche ieri sera a Genova, dove un migliaio di ultrà si sono prima ritrovati in Piazza Alimonda (quella dove fu ucciso Carlo Giuliani durande gli scontri per il G8) per poi spostarsi sul Ponte di Terralba che sovrasta la linea ferroviaria in prossimità della stazione Brignole. Alcune decine di tifosi hanno quindi occupato i binari bloccando la circolazione dei treni lungo la linea Genova-La Spezia. «Se la nostra squadra sarà condannata alla C1 - minacciano i più facinorosi - la protesta durerà ad oltranza».