«Sullo schermo il santo dei miracoli»

Il regista: «Ho avuto i brividi quando durante le riprese un branco di sardine saltava sull’acqua»

Alessandra Miccinesi

Un film? Di più. Per il regista Antonello Belluco, creativo per professione (è in pubblicità da 23 anni), cattolico, le riprese del suo dramma religioso Antonio - Guerriero di Dio - lungometraggio prodotto da Ab Film in uscita a febbraio 2006 - hanno coronato un sogno partito dall’infanzia. «Il mio è un atto di devozione nei confronti di un santo che porto nel cuore sin da bambino. È un film scritto con amore, senza legarmi alla fiction che di recente ha riportato sul piccolo schermo le gesta dei santi». Da Santa Rita, interpretata con fervore mistico da Vittoria Belvedere, a San Francesco, con Raoul Bova nel saio del poverello d’Assisi, fino alla fiction su Sant’Antonio con Daniele Liotti. Protagonista di questo Antonio cinematografico, lungometraggio che punta a ricostruire il profilo di un uomo di cultura nato in Portogallo, vissuto ad Assisi e stabilitosi poi a Padova, una sorta di Gerusalemme terrena dove predicare giustizia per i deboli e contrastare la piaga dell’usura, è la Jordi Mollà. «Il mio Antonio è un uomo attivo, che cammina a passo svelto e s’infervora nelle prediche. La sua fede viene fuori direttamente dalle azioni» spiega l’attore spagnolo interprete di Prosciutto Prosciutto e Son de mar, entrambi di Bigas Luna, aggiungendo che «per Antonio ho avuto tre importanti referenze: Che Guevara, Gandhi e Karol Wojtyla. Ma siccome per trovare il sentiero giusto spesso bisogna prendere la strada opposta, ci sono arrivato anche tramite documentari su madre Teresa e Adolf Hitler».
Realizzato con il fondo di garanzia ottenuto grazie al «tutorato» di co-regia del cineasta Sandro Cecca, girato in nove settimane tra Veneto e Tuscania, Antonio - Guerriero di Dio è un film dai panorami tipicamente laziali. Per ben sette settimane, infatti, la troupe ha ritrovato gli scorci medievali dell’epoca di Fibonacci al mulino di Mazzano Romano, tra le dune di Sabaudia, al ninfeo di Gaeta, nel castello di Sermoneta, e all’Abbazia di Fossanova. Atmosfere d’altri tempi, quelle incastonate tra le pietre delle chiese della Tuscania e restituite allo splendore del grande schermo. Per i più esperti non sarà difficile riconoscere in certe scene la scalinata del palazzo dei Papi di Viterbo e la capitolina San Lorenzo fuori le mura. «Durante una ripresa a Montagnana - ricorda commosso Belluco -, al passaggio della bara di Sant’Antonio un grande arcobaleno è apparso in cielo; a Tuscania invece mi hanno regalato due corvi e sulla bandiera portoghese (Antonio nacque in Portogallo e arrivò in Italia in nave) appare il simbolo di una barca guidata da due corvi». Infine Sabaudia, dove il regista ha girato la famosa scena del miracolo dei pesci: «miracolo in tutti i sensi, perché di venti chilometri di litorale a disposizione ho scelto la battigia vicino Torre Paola e durante il ciak un branco di sardine ha cominciato a saltare sull’acqua. Ho avuto i brividi».