Sullo yacht di Briatore solo buchi nell’acqua

La Cassazione annulla l'ordinanza dello scorso gennaio con la quale il gip del tribunale di Genova aveva predisposto il sequestro di 1,4 milioni di euro custoditi in alcuni conti correnti sia in Italia sia a Montecarlo e riconducibili a Briatore. Annullato il sequestro della barca. Ma il Riesame respinge il dissequestro. E il panfilo viaggia lo stesso

Sembrava navigasse in acque torbide e invece pare proprio galleggiare dentro una bolla di sapone. Storia di una storia che sa più di paradossale che di penale, quella in cui si è trovato invischiato, suo malgrado, Flavio Briatore, il sessantunenne più paparazzato d'Italia.

Già, perché la seconda Sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio, quindi senza possibilità di appello, l'ordinanza dello scorso gennaio con la quale il gip del tribunale di Genova aveva predisposto il sequestro di un milione e quattrocentomila euro custoditi in alcuni conti correnti sia in Italia sia a Montecarlo e riconducibili a Flavio Briatore. Un provvedimento che era scattato, con grande spiegamento di mezzi e uomini, in seguito all'indagine della Guardia di Finanza sul megayacht «Force Blu», sequestrato, il 21 maggio 2010, dalle Fiamme Gialle nelle acque della Spezia, per presunte evasioni dell'Iva e false dichiarazioni rese al fisco dall'imprenditore piemontese. E pervicacemente ribadito, peraltro anche ieri, dal Tribunale del Riesame di Genova che insiste con lodevole, ma curiosa determinazione, nel non mollare la «pratica» nonostante la pesante bocciatura della Cassazione. Il riassunto delle precedenti puntate è una vera e propria matassa ingarbugliata da parecchi fili: il sequestro dei conti, il sequestro dello yacht, la contestazione per le accise non pagate sui rifornimenti di gasolio perché, utilizzando lo yacht intestato alla società «Autumn Sailing Limited» delle Isole Vergini britanniche in acque comunitarie, Briatore, secondo l'accusa che gli era stata mossa, avrebbe non solo sottratto al fisco Iva per 4 milioni di euro, ma avrebbe acquistato gasolio al netto delle accise, commettendo dunque anche il reato contrabbando.

In ogni caso un effetto domino, partito dal provvedimento disposto dal gip Ferdinando Baldini, di congelare la consistente somma a Flavio Briatore, coinvolgendo nelle indagini anche la società «Autumn Sailing Limited», proprietaria del «Force Blue», e il comandante dell'imbarcazione Ferdinando Tarquini. Con l'ipotesi di reato contestata a Briatore di truffa aggravata per evasione dell'Iva. Un milione e quattrocentomila euro che Briatore aveva dovuto versare alla Procura di Genova e dei quali solo ora dopo una lunga battaglia legale, condotta dai suoi avvocati Franco Coppi, Fabio Lattanzi e Massimo Pellicciotta potrà rientrare in possesso.

Tutto finito? Macché perché i giudici del tribunale del Riesame di Genova hanno respinto il ricorso per il dissequestro del maxi-yacht avanzato a luglio dai legali di Briatore. Un altro paradosso nel paradosso perché se lo yacht è stato fatto sequestrare dai giudici di Genova che lo hanno sempre considerato come un bene ad uso esclusivo di Briatore e della sua famiglia è anche vero che il «Force Blue», durante l'estate, ha effettuato, come l'anno scorso, la sua attività di charter autorizzata. E autorizzata pensate un po' da chi? Dallo stesso gip Baldini. Quindi delle due l'una: o hanno ragione i legali di Briatore che hanno sostenuto fin dall'inizio che il panfilo è sempre stato utilizzato per attività di chartering (la nave nell'estate scorsa era stata affittata per un mese da imprenditori russi e a Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno) e in questo caso lo yacht deve essere dissequestrato. Oppure, se in Procura a Genova non si crede alla tesi del charteraggio ma si resta convinti che il «Force Blue» sia di proprietà esclusiva del nocchiero Flavio, lo yacht deve rimanere fermo.

Ma se un'imbarcazione di tale stazza resta ferma, c'è un piccolo particolare. Che lo Stato italiano deve pure provvedere a mantenerla per non farla cadere in rovina. E soprattutto deve decidere in fretta qualcosa sul suo futuro nelle acque più o meno territoriali. A maggio commentando a botta calda l'accaduto Briatore se ne uscì con queste dichiarazioni che oggi suonano un po' ingenue: «Il sequestro si poteva evitare e la questione si sarebbe potuta chiarire senza tanta pubblicità e con un tale spiegamento di forze. Si tratta di una vicenda paradossale, che sono convinto si risolverà molto presto».