«Sultana»: ecco i suoni dal mondo

Franco Fayenz

Al Teatro Manzoni di Milano, la stagione di «Aperitivo in concerto» ha proposto una matinée assai speciale, il cui significato va oltre il dato musicale. Il nonetto Sultana Ensemble di Yoel Ben-Simhon, israeliano di origine marocchina, cantante e virtuoso di oud e di chitarra, si compone di sette musicisti e di due danzatrici. Sta portando in giro per il mondo un programma intitolato Mediterranean Collage. I solisti ebrei e arabi che suonano insieme vogliono sottolineare il carattere soprattutto mediterraneo della musica di Israele, e realizzare nello stesso tempo un progetto di pace e di cultura: non a caso uno dei brani principali si intitola Prayer for Peace. In due ore ininterrotte, Sultana Ensemble fa ascoltare temi delle due sponde del Mediterraneo, spesso simili nel ritmo molto accentuato, nel carattere malinconico e nella forza evocativa, sebbene siano originari di Israele, Tunisia, Marocco e Andalusia. Ci sono concessioni alla platea per la presenza di Dorit Konig, danzatrice mediorientale, e di Gisèle Assi Revollar, danzatrice flamenco; a voler sottilizzare, c’entra poco anche il sassofonista e flautista Jay Rodriguez, l’unico che abbia autentica dimestichezza con l’improvvisazione essendo jazzista. Ma sono particolari che non guastano. Spicca piuttosto il fatto fondamentale che la buona musica può fare molto per avvicinare i popoli. Si pensi, per rimanere in argomento, al direttore d’orchestra e pianista ebreo Daniel Barenboim che cerca di riconciliare gli israeliani con Wagner e di fondare un’orchestra di israeliani e palestinesi.