Summit della Casa delle libertà Udc, Giovanardi sarà l’anti-Casini

L’ex ministro si candida come segretario nazionale. Legge elettorale, Fini apre alla Lega

da Roma

Il giorno che precede il primo vertice ufficiale della Casa delle libertà nuova versione, passa tra l’agitazione dei vertici siciliani di Forza Italia. Allertati dall’azzurro Alfano, pronto a giurare che Berlusconi sarà capolista al Consiglio comunale di Agrigento con tanto di conferenza stampa di Bonaiuti annunciata per questa mattina. La notizia non è di quelle che rivoluzionano i giornali, certo, ma una qualche curiosità la desta. Almeno fino a quando nel primo pomeriggio Alfano decide di scoprire le carte e ammettere che no, il Cavaliere «non correrà» e che il suo è stato solo «un pesce d’aprile».
Così, della domenica della Palme del centrodestra resta solo l’ottimismo di Fini sul fatto che oggi la Cdl possa «trovare un accordo» su una riforma della legge elettorale che «garantisca bipolarismo e stabilità». Una mano tesa verso la Lega, quella del leader di An che venerdì aveva ribadito la sua intenzione di sottoscrivere il referendum. Non è un caso che Calderoli inviti tutti «a fare un passo avanti scordando i tatticismi, perché quando saranno depositate le firme per il referendum sarà troppo tardi». E si parlerà soprattutto di questo a Arcore, dove da mezzogiorno inizierà il via vai dei leader dell’opposizione. Ci saranno il Cavaliere, Letta, Bonaiuti, Tremonti e Brancher per Forza Italia; Bossi, Calderoli, Maroni, Castelli e Giorgetti per la Lega; Fini e Ronchi per An. Con il secondo faccia a faccia dopo quello del 2 dicembre a piazza San Giovanni tra il leader di An e quello del Carroccio da quando il Senatùr fu colpito dall’ictus. Sul tavolo anche la tornata amministrativa, con ancora aperto il caso Verona (la Lega spinge per la candidatura a sindaco di Tosi, l’Udc insiste su Meocci).
Grande assente ad Arcore sarà invece Casini. Anche se dopo le schermaglie di venerdì, sia sabato che ieri i contendenti hanno preferito evitare toni polemici. Con il capogruppo di Forza Italia al Senato Schifani che si limita a dire che pur non partecipando alla riunione «la base dell’Udc è con noi» perché «a unirci sono gli stessi valori di riferimento». Ironizza, invece, il presidente dei senatori della Lega, Castelli: «Chissà se Casini alla fine verrà. Sarebbe bello se avesse l’illuminazione non sulla strada di Damasco, ma su quella di Arcore».
Da Modena, intanto, l’ex ministro Giovanardi ufficializza la spaccatura interna all’Udc e lancia la sua candidatura alla guida del partito in chiave anti Casini. Con poche ed eloquenti parole d’ordine: fedeltà ai valori cattolici, lealtà agli alleati, netta alternativa al centrosinistra. Un manifesto inequivocabile in vista del congresso che si aprirà il 13 aprile a Roma. Anche se la candidatura Giovanardi non dovrebbe riscuotere più del dieci per cento dei voti.