Summit a Palazzo Grazioli «Servono 7 giorni in più»

Vertice dopo il colloquio con Ciampi per definire la strategia della Cdl. Giovanardi «inviato» da Pera e Casini

Anna Maria Greco

da Roma

Dopo l’incontro interlocutorio con Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi si chiude a Palazzo Grazioli, con gli altri protagonisti del confronto al Quirinale, per discutere sul da farsi. Ci sono il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, quello dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi e il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. Poco dopo si uniscono anche il sottosegretario Paolo Bonaiuti e il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. Si parla del nodo dello scioglimento delle Camere e del tempo necessario per approvare almeno le leggi più importanti ancora in itinere. E poco prima delle undici di sera il premier incarica Giovanardi di riferire ai presidenti delle Camere. Palazzo Chigi, infatti, chiede a Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera «la convocazione della conferenza dei capigruppo per illustrare gli orientamenti del governo sui provvedimenti legislativi attualmente in discussione» in Parlamento.
«Ci serve una settimana in più - spiega il ministro per le Riforme Roberto Calderoli, dalla festa della Lega di Busto Arsizio - perché al Senato c'è la discussione sui reati d'opinione, già approvata dalla Camera e a Montecitorio c'è la discussione della legge sulla legittima difesa». In linea con il premier, Calderoli insiste per uno spostamento in avanti della data dello scioglimento delle Camere, prevista per fine mese. «Non si tratta di una richiesta di ritardare - spiega - chiediamo solo che non si anticipi troppo, perché avremmo dovuto votare a maggio per consentire che le Camere fossero insediate e che quindi la legislatura rispettasse la scadenza dei 5 anni. E abbiamo accettato di anticipare di un mese per non far coincidere il tutto con il termine del mandato del presidente Ciampi che cade il 18 maggio». Calderoli aggiunge un altro motivo: la discussione sul Codice Rocco che va «rivisto», soprattutto «con l'inasprirsi del fenomeno delle rapine in villa». Emergenze che costringono i partiti a «dare una risposta ai cittadini» su leggi discusse per anni.«Il fatto che per 2 o 3 giorni conclude Calderoli- non si riescano a chiudere, è motivo di sfruttare per qualche giorno in più il lavoro del parlamento».
La situazione è questa: con lo scioglimento delle Camere anticipato di qualche mese, rispetto alla scadenza naturale del 29 maggio, scatteranno tutte le procedure previste dalla legge in vista delle elezioni del 9 aprile.
La legislatura verrà chiusa in anticipo per fare in modo che prima dell’estate possa essere completamente avviata la nuova, con l’insediamento del governo. Un’esigenza che deriva dal fatto che questa volta gli adempimenti legati alla nascita del nuovo parlamento si incroceranno con l’elezione del presidente della Repubblica. Sarà Ciampi, sentiti i presidenti delle Camere, a procedere allo scioglimento con decreto controfirmato dal presidente del Consiglio.
Sciolto il parlamento, dovrà essere fissata la data delle elezioni, entro i successivi 70 giorni e non prima di 45 rispetto alla loro indizione. La data viene decisa dal Consiglio dei ministri e messa nero su bianco con decreto del capo dello Stato nel quale viene anche indicato il giorno della prima riunione delle nuove Camere, non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Se si svolgeranno il 9 aprile, è ipotizzabile che il nuovo parlamento si insedierà intorno al 27 aprile.
Una volta indette le elezioni scattano i termini previsti dalla legge per tutta una serie di adempimenti, di scadenze e di obblighi. Innanzi tutto, dal giorno della convocazione dei comizi elettorali si applica la legge sulla par condicio. Gli esponenti politici possono intervenire soltanto nelle trasmissioni informative, a parità di condizioni, con la garanzia quindi dell’imparzialità e della completezza dell’informazione, mentre non possono essere presenti nei programmi di intrattenimento. Le votazioni si svolgono dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Poi, inizia lo spoglio partendo dalle schede del Senato e passando poi a quelle della Camera.Il primo adempimento è l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e, nei 4 giorni successivi alla prima seduta si passa alla costituzione dei gruppi parlamentari.