Sunshine, favola tutta genovese

Sunshine è un testo trasgressivo e delicato al tempo stesso. In queste pagine William Mastrosimone ci racconta una favola postmoderna. L’incontro tra un principe azzurro in agrodolce e una giovane da salvare e redimere. Protagonisti dell’opera, che andrà in scena al Politeama Genovese domani e martedì alle 21, sono Sebastiano Somma e Benedicta Boccoli. La regia è firmata da Giorgio Albertazzi.
Principe azzurro, si diceva, e ragazza da redimere. E nel rincorrere questi due personaggi tra provocazioni e insulti, promesse e paure, lo spettacolo sbircerà nelle pieghe del rapporto nato per caso tra un uomo e una donna. Le storie di vita di entrambi si definiranno davanti agli occhi dello spettatore, nella Genova dei nostri giorni. Genova, città portuale di arrivi e partenze, con la sua anima malinconica e schiva, ma ricca e vivace è il luogo scelto per l’incontro in questa nuova traduzione, perché di Genova la piéce vuole riprodurre l’aria, i colori, gli umori.
Armando è un uomo forte, integro, duro, ma dolce. Un uomo che si aggrappa al senso che ha voluto dare alla sua vita, nel tentativo di non scivolare nel mondo di Sunshine. Si scoprono così le fragilità di un uomo dallo sguardo di lupo, che come Ulisse sembra non voler altro che riconquiistare il suo nido. E lo sguardo spaurito ma sapiente di Sunshine lo scruta con un candore sempre più irresistibile.
Crudeltà e tenerezza convivono in una messa in scena in cui gli spunti comici faranno da contrappunto melodico ad una partitura amara e spigolosa, per i gemiti ed i sussulti di anime sbandate. L’arte sottile della seduzione ispira la regia, perché questo testo vive nel gioco delle parti e nell’osservare un uomo e una donna guardarsi, amarsi forse, temersi, rincorrersi, ferirsi, cercarsi. È la vita stessa a guidarci: gli occhi di un uomo che guardano una donna che si tratti di una ballerina del desiderio o della persona sedutaci accanto su un autobus. Due anime in un recinto che giocano all’eros. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Mariolina Bono.