Il suo capo: «Ha fatto bene»

Stefano Zurlo

da Milano

I giornali hanno titolato: libero dopo la rapina. E la Lega è insorta: è una vergogna». Carlo Nordio, il Pm veneziano, però non ci sta: «Non so chi abbia diffuso notizie false su quel che è accaduto la notte fra venerdì e sabato ad Annone Veneto. La ricostruzione data da alcuni quotidiani è francamente allucinante».
Perché, dottor Nordio?
«I fatti sono i seguenti: una signora di 95 anni sostiene di aver intravisto nei pressi della porta finestra di casa sua, ad Annone Veneto, un tizio con una torcia. Lei avrebbe strillato mettendolo in fuga. Fin qui siamo, forse, al tentato furto».
Andiamo avanti.
«Circa mezz’ora dopo, ad un chilometro di distanza, i carabinieri intercettano un’auto. Che non si ferma, viene inseguita, si schianta contro un albero. Due degli occupanti, fra cui il guidatore, scappano, il terzo viene fermato».
Siamo arrivati all’ormai famoso albanese.
«Che viene fermato per resistenza. E che verrà processato, probabilmente, per concorso in ricettazione perché l’auto era rubata».
La rapina?
«Non c’è stata nessuna rapina».
Il furto in villa?
«Forse un tentato furto. Tenga presente che la portafinestra era aperta. Ma l’albanese, fino a prova contraria, non c’entra. Non c’è alcuna relazione, almeno fino ad ora, fra i due episodi».
La vecchietta ha protestato: «Perché non l’hanno tenuto in cella?»
«Non c’è connessione fra i due fatti».
L’albanese però sarebbe stato ammanettato dopo un conflitto a fuoco. O è inventato pure questo?
«Non c’è stato un conflitto a fuoco. L’albanese era disarmato. E fra parentesi era pure incensurato e con regolare permesso di soggiorno. C’è un dato che stiamo verificando: i carabinieri sostengono di aver sentito due colpi nella campagna circostante qualche secondo dopo».
L’uomo non era armato, ma aveva in tasca un punteruolo. Altra leggenda metropolitana?
«No, i carabinieri gli hanno trovato addosso un oggetto che è stato qualificato come punteruolo».
Lei non si rimprovera nulla?
«Io non mi rimprovero nulla ma ho molto da rimproverare a quei politici che parlano senza informarsi».
L’allarme sociale però è alto. A Firenze è stata scarcerata una nomade che avrebbe tentato di rapire un neonato.
«Siamo sicuri che sia andata proprio così? Ho letto la versione di un testimone: la rom non avrebbe affatto tentato di portare via il piccolo, anzi era lontana dal passeggino».
Il Ministro Roberto Castelli parla di razzismo al contrario. Ci sarebbe un pregiudizio negativo verso gli italiani.
«Io non l’ho notato, ma non voglio entrare nel merito di quel che ha detto Castelli».
I cittadini si sentono indifesi: se un ladro entra in casa e reagiscono, rischiano la galera.
«Hanno ragione. Infatti, e qui parlo come presidente della Commissione di riforma del codice penale, abbiamo modificato l’articolo che riguarda la legittima difesa».
Come?
«Abbiano mantenuto il principio cardine per cui dev’esserci una proporzione fra l’offesa subita e la reazione messa in atto, ma abbiamo aggiunto una postilla importante: il giudice deve valutare le circostanze concrete in cui è avvenuta la reazione».
Tradotto in soldoni?
«Il giudice si deve mettere nei panni della persona aggredita. Se un ladruncolo entra in casa mia per rubarmi la biancheria, io non devo sparargli. Ovvio. Ma magari se il ladruncolo penetra all’interno della mia abitazione mentre sto dormendo, io non sono in grado di valutare freddamente e razionalmente la situazione. Preso dal panico, prendo il fucile e faccio fuoco. Ecco, il giudice deve tener conto del contesto».
Oggi non è così?
«Non sempre. Non per legge. E infatti alcuni sventurati in questi anni sono stati arrestati e processati, per essere poi assolti in tribunale o in Cassazione. Noi vorremmo risparmiare questo calvario ad altre persone: il processo, di per sé, è già una pena. Su questo punto, al contrario di quel che è accaduto per la vecchietta di Annone Veneto, sono stato attaccato da sinistra: mi hanno accusato di essere per il far-west. Io credo di essere solo un tecnico. Imparziale».
Anche il Parlamento sta mettendo mano alla legittima difesa. Come?
«Il testo che ho letto amplia il perimetro della legittima difesa».
Lei condivide questa impostazione?
«Io sono contrario ad interventi settoriali, qua e là, sul codice. Meglio cambiare pesi e contrappesi tutti in una volta, come abbiamo fatto noi della commissione».
A proposito: a che punto è il nuovo codice?
«Abbiamo concluso la parte generale da un anno e mezzo, poi l’ho consegnata al ministro Castelli».
Quella speciale?
«Ormai è finita e tocca ai politici decidere che fare».
Lei è soddisfatto?
«Il nuovo codice garantisce processi più veloci e pene più certe, anche se meno severe. Ma ormai il compito della commissione è terminato».