Il suo ultimo messaggio: «Domani c’è assemblea forse non vado a scuola»

da Napoli

Nel cortile del liceo Scientifico Nobel, è rimasto solo un motorino: quello di Giovanni. Resterà lì, fino a quando un parente o un amico avrà la voglia e il coraggio di andarlo a riprendere. Le chiavi dello scooter rosso lustrato a nuovo, sono rimaste in tasca a Salvatore, il suo amico del cuore, che adesso le mostra come un cimelio, ultimo ricordo di un «ragazzo buono e pulito». Fa tanta rabbia la morte assurda di Gianni, che ieri non avrebbe neanche dovuto essere presente a scuola. La notte prima della tragedia infatti, sulla sua «finestra» di Messenger da dove chattava da casa con i compagni infatti aveva scritto: «Sono distrutto dalla stanchezza, domani non vado a scuola, tanto c’è assemblea». E invece, a scuola ci è andato lo stesso, anziché riposarsi. Gianni per dare una mano in casa, la sera lavorava come cameriere in un ristorante. E poi, c’era quella gita programmata dalla scuola alle Ville Venete, a cui non poteva mancare ma non voleva pesare sui genitori.
Piange la sua insegnante di filosofia ripensando a quello che è successo: «Giovanni era un ragazzo eccezionale e molto riservato. Pensi che nei giorni scorsi era andato persino a lavorare per racimolare qualche soldo in vista della gita scolastica, alle Ville Venete. Ci teneva molto a quel viaggio. E invece...».
Ma Giovanni a quella gita non ci sarà e, forse, non ci andranno più neanche i suoi compagni e gli insegnanti, in segno di rispetto verso lo studente. Lo choc per quello che è accaduto ieri mattina è troppo forte. Adesso, il liceo Scientifico Nobel, di via De Gasperi, Torre del Greco, dove è avvenuta la tragedia ed Ercolano, dove il ragazzo viveva, sono in lutto.
Parole di affetto e stima, verso lo studente e la sua famiglia, le pronuncia anche il direttore scolastico del Nobel, Marco Vito Cirillo. «Era un bravo ragazzo, Giovanni, uno studente normale, che non ha mai dato nessun problema. I suoi genitori sono grandi lavoratori, hanno altri tre figli, e ogni giorno lavorano tanto, proprio tanto, per guadagnarsi il pane».
L’ultimo a dare una carezza a Giovanni, quando era ancora in vita è stato Arturo, il bidello più «vecchio» del Nobel, volontario della Croce rossa italiana. «Mi hanno chiamato i compagni di Gianni: c’e' stato un incidente mi hanno detto e io mi sono precipitato. Batteva ancora il suo cuore, gli ho fatto un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca ma non c’e' stato niente da fare: è morto fra le mie braccia». Pino, con un sorriso lieve, ricorda la passione del suo amico Giovanni per il calcio, «giocava da attaccante» e l’amore per il «suo» Napoli e in particolare per il «pocho» Lavezzi. «Si era così innamorato di Lavezzi, che quando giocavamo a pallone, lo chiamavamo Pocho e lui si esaltava. Però voglio dire una cosa - continua l’amico sconvolto dalla perdita. Lo hanno ammazzato. Sono certo che il mio amico sia stato spinto: non volevano ucciderlo ma comunque lo hanno ammazzato».
Poi, racconta ciò che ha saputo. «Mi hanno detto che Giovanni è intervenuto ed ha detto: basta ora, ve li compro io questi occhiali. E dire che quegli occhiali erano di un ragazzo tra i più ricchi di Torre del Greco»