Suona la campanella ma mancano i prof

Oltre il 40 per cento degli alunni deve recuperare il debito formativo

Questa mattina tutti in classe per l’inizio delle lezioni. Se si tiene conto delle scuole paritarie, sono oltre mezzo milione gli allievi che frequentano gli istituti di Milano e provincia, dalle materne alle superiori. Un avvio in piena regola, perché si è ulteriormente consolidata la situazione in cui le cattedre sono quasi tutte coperte fin dal primo giorno di scuola. I quasi 10mila posti vuoti, infatti, sono praticamente tutti assegnati ad altrettanti supplenti. «C’è ancora qualche piccola coda di nomine da fare sulle rinunce - osserva Alessandro Dutto, segretario regionale dello Snals - ma nelle classi si possono iniziare le lezioni senza indugio. Se poi, visto che le nomine in ruolo hanno lasciato scoperte migliaia di cattedre, fosse stato accolto il nostro invito di confermare i supplenti sui posti occupati lo scorso anno, gli studenti avrebbero potuto evitare gli inevitabili disagi di avere a che fare con insegnanti nuovi con cui devono entrare in sintonia».
La questione precari resta, dunque, una delle emergenze più spinose, in particolare nella scuola milanese, provincia tra le più colpite dalla piaga del precariato. «La situazione non è più tollerabile - continua il responsabile dello Snals - perché siamo di fronte a persone indispensabili per far funzionare la scuola, e che tuttavia ogni anno vengono assunte e poi licenziate. Persone sempre più bistrattate: basti pensare al fatto che per legge ci sono circa 10mila precari a cui non è stato ancora riconosciuto il diritto di poter frequentare i corsi previsti per ottenere l’abilitazione. Le università lombarde, infatti, hanno offerto corsi a cui possano partecipare meno di uno precario su 10. È più che mai il caso di dire che per costoro oltre al danno è arrivata anche la beffa».
Oggi, dunque, la ripresa dell’attività didattica che risulterà particolarmente impegnativa per gli studenti delle superiori che sono stati ammessi alla classe successiva con dei debiti formativi, che cioè allo scrutinio finale sono risultati insufficienti in una o più materie. Una quota di allievi che, stanno agli ultimo dati resi noto dal direttore scolastico regionale Mario Dutto, rappresentano fino a oltre il 40 per cento dei promossi. Una realtà presente negli stessi licei classici, l’indirizzo di studi a cui accedono gli studenti più preparati, con una percentuale di promossi con debito che supera il 32 per cento. «Un segnale che deve meritare l’attenzione dei docenti - commenta il direttore Dutto - perché da qui deve nascere la lotta alla dispersione. Recuperare rapidamente gli allievi insufficienti oltretutto vuol dire prepararsi anche agli esami per il diploma nei prossimi anni quando si potrà essere ammessi alle prove solo se lo studente non avrà debiti formativi». E per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori una novità finale: già da quest’anno scolastico li aspetterà un esame di Stato in cui verranno valutati da una commissione per metà composta dai propri insegnanti e per metà da commissari esterni.