Suoni e danze in salsa cubana al ritmo di pentole e bidoni

Scope, zoccoli, padelle, persino bidoni della spazzatura. L'arte di «far suonare» gli oggetti quotidiani ha un nuovo, eccellente rappresentante. È il gruppo cubano di René de Càrdenas sbarcato a Milano, in prima nazionale, con «Sonlar»: spettacolo di danza, canto e percussioni fino 15 febbraio al Teatro Ciak (via Procaccini 4, tel. 02-76110093). Sul palco, una tipica giornata cubana: gente che scherza attorno al focolare, ragazzi in cortile a giocare a domino, donne in cucina che sorseggiano un caffé. Poi, d'un tratto, si comincia a suonare, con quello che si ha a disposizione: scope, tazzine, pentole, coperchi. E a ballare, al ritmo di samba, hip-hop, conga e cha-cha-cha. «Sonlar» (letteralmente: casa del suono), è tutto questo: uno spaccato della nuova Cuba dove i ritmi dell'isola si fondono con quelli strappati agli oggetti domestici, e dove la danza è sottratta alle strade dell'Avana per confluire in una istituzione della cultura castrista: l'Escuela del Ballet Nacional de Cuba. È da lì infatti che proviene la compagnia guidata da René de Càrdenas: 14 ballerini professionisti che in tre anni hanno girato ben 45 città europee, capaci di virare a 360 gradi (e senza strumenti musicali) dal canto alle percussioni, dal contemporaneo ai balli popolari. «Volevo dare un'immagine di Cuba lontana dai soliti clichè - spiega il coreografo -. “Sonlar“ è un giorno di ordinaria creatività, dove si comincia pulendo e si finisce ballando. E si condivide tutto: dallo zucchero alla danza, dai sogni a una tazza di caffè». La formula di riciclare oggetti di uso comune trasformandoli in suoni, acrobazie e teatralità non è nuova nel panorama internazionale. Tra i suoi protagonisti, i più famosi sono gli Stomp: ballerini, acrobati e percussionisti che, partiti da Brighton nel 1991 in jeans sdruciti, canottiera e anfibi, oggi incantano le platee del mondo a suon di scope, coperchi e giornali, conditi di acrobazie, danze tribali, heavy metal e break dance. L'operazione degli Stomp di riscattare dall'ovvietà e dalla bruttezza gli oggetti della realtà urbana ha generato fior di epigoni: dagli australiani Tap Dogs e la loro rivisitazione post-industriale del tip tap (un impertinente sestetto che danza scatenato tra sbarre e piattaforme in acciaio), ai coreani Cookin (quattro chef che tagliano, affettano e spadellano riproducendo i suoni degli antichi villaggi rurali), fino all'austriaca Vegetable Orchestra (dieci musicisti alle prese con carote, zucchine, sedano e cetrioli). In Italia il «riciclaggio creativo» ha raggiunto anche il web. L'idea è della Street Academy, che sul sito www.streetacademy.it propone delle video-lezioni e un concorso (in premio, un concerto dal vivo) per mostrare come barattoli, bidoni e sacchetti possono diventare musica.