Tra suoni sacri e moderni spunta la voce del Papa

LondraÈ sempre difficile coniugare musica e parole. Quando poi si tratta di comporre ispirati da canti gregoriani per le parole del Papa l’impresa si fa ardua. Per questo Alma Mater, la raccolta di otto brani originali di musica sacra moderna arricchiti dalla voce di Benedetto XVI in latino, italiano, portoghese, francese e tedesco è un piccolo gioiello musicale. Presentato mercoledì, in concerto dal vivo in una stracolma cattedrale di Westminster, l’album ha rivelato un felice connubio tra musica sacra e moderna, tra canto gregoriano e melodia araba, tra parole e preghiere. Composti da tre autori diversi, un non credente, un cattolico e un musulmano, gli otto pezzi sono stati eseguiti dalla Royal Philharmonic Orchestra che ha accompagnato in tutti i brani gli eccezionali coristi del coro dell’Accademia filarmonica romana diretta con leggerezza da monsignor Pablo Colino. A esaltare una musica già molto commovente, le parole del Papa - registrate da Radio Vaticana - che mai interrompono il ritmo, ma s’inseriscono e completano la trama musicale.
I tre compositori sono Simon Boswell, Stefano Marinetti e Nour Eddine, scelti «non per la loro fede, ma per la loro capacità», ha spiegato il produttore del disco, Vincent Messina della Universal. Nato dal un progetto di don Giulio Neroni, il disco non ha avuto una gestazione facile, anche perché l’idea iniziale era di farne un’opera rock. «Non ti permettere», fu la risposta del Vaticano. L’idea gli era venuta nel 2005 ascoltando Benedetto XVI cantare il Regina Coeli durante il suo primo Angelus. «Di fatto - racconta don Neroni - il papa aveva sostituito il solista del coro». Don Neroni ha però insistito e compilato una bozza da presentare alla Santa Sede. La prima reazione fu uno sconcertato rifiuto, ma lui ci riprovò nel 2008 e questa volta la proposta venne accettata, optando per note più consone ai gusti del Papa. Ed effettivamente le musiche della Royal Philarmonica hanno una intensità che ben si accompagna alle parole del Pontefice, catturate nella loro spontaneità, senza modificare la reale tonalità, a volte perfino rotte dall’emozione.
Le diverse lingue in cui vengono pronunciate rafforzano la valenza universale del cd. Certo, le critiche a un progetto così insolito non sono mancate. La Curia tedesca ha accusato la produzione di strumentalizzare la voce del Papa e i rapporti tra la casa discografica e il Vaticano a volte sono stati turbolenti. L’Universal aveva chiesto che il Papa parlasse del cd per pubblicizzarlo e lui aveva risposto ridendo «ma siete matti».
Un po’ matti lo sono stati tutti quelli che hanno scommesso in quest’avventura. Una follia che ha però il respiro universale della speranza e della fede.