Suor Spericolata: «Io veloce? Ero in ansia per il Papa...»

FURIE Le tre religiose multate in autostrada per eccesso di velocità non sono pentite: «Mica andavamo tanto forte»

TorinoPer tutti adesso è suor Schumacher, sorella Velocità, con la passione per le corse spericolate. A bordo della sua utilitaria - una Ford Fiesta - è stata fermata da una pattuglia della Polstrada mentre a 180 chilometri all'ora sfrecciava in autostrada da Torino verso Aosta per verificare di persona, sapete come sono premurose certe sorelle, le condizioni di salute del Santo Padre. Quando ha tirato giù il finestrino e gli ha sorriso, l'agente della polizia stradale non voleva credere ai suoi occhi.
Lo spericolato guidatore non era un neo patentato con la passione per la velocità, né un manager in carriera sempre di fretta e perennemente in ritardo, ma una suora in abito nero, il crocefisso al collo e le mani ben salde, forse persino troppo salde, sul volante. Lei lo ha guardato dritto negli occhi e in modo gentile ma nello stesso momento scocciato per l'imprevisto, gli ha detto: «Figliolo ci scusi, ma abbiamo parecchia fretta, dobbiamo arrivare ad Aosta al più presto. Abbiamo appena saputo che il Santo Padre si è rotto un polso, per questo stiamo andando da lui». Benedetta giustificazione, che però non è contemplata nel codice stradale e non è bastata per evitare ad A.M. - 56 anni di Torino - una multa di 375 euro e la sospensione della patente per un mese. Ma suor Schumacher non ci sta e intende dar battaglia per rivendicare una motivazione sacrosanta e, ai suoi occhi, insindacabile: «Abbiamo sentito alla radio la notizia dell’infortunio del Papa e ci siamo subito messe in viaggio. Temevo di arrivare tardi, forse per questo ho superato il limite di velocità ma non me ne sono accorta. Lo so che non bisogna andare così forte - ha proseguito la suora torinese - ma la notizia del ricovero di Sua Santità ci aveva messo davvero in ansia».
Non si rassegna e non sembra neppure pentita suor Velocità, che ribadisce convinta: «Non ho una macchina particolarmente potente e poi superavo il limite di appena dieci chilometri. Credo di non meritare questa sanzione, farò ricorso al giudice di pace». L'agente della Polstrada però, non poteva fare altrimenti: gli automobilisti indisciplinati vanno multati, anche se indossano l'abito talare. E così questa volta - con non poco imbarazzo - è toccato a lui tirar fuori le sue capacità oratorie e fare una bella predica: «Sorella, mi perdoni ma lei stava andando ad una velocità non consentita dalla legge». E dopo il controllo di patente e libretto ha proceduto con il verbale. A quel punto, anche se a malincuore, per raggiungere il Papa suor Shumacher ha dovuto cedere il volante ad una delle consorelle che l'accompagnavano.
Quando venerdì 17 sono partite dal convento torinese delle salesiane, certo le tre suore non immaginavano che avrebbero vissuto il loro quarto d'ora di vita spericolata. E hanno un bel dire recitando il rosario: «Si trattava di un'emergenza».