Suora trucidata Un’altra baby killer verso la libertà

Anche Milena, dopo Veronica, potrebbe presto lasciare il carcere per essere affidata ai servizi sociali. Cinque anni fa il delitto

da Sondrio

La baby-killer di Suor Maria Laura, uccisa per un «sacrificio a Satana», potrebbe presto uscire dal carcere ed essere affidata «in prova» ai servizi sociali. Il Tribunale di tutela dei minori di Milano discuterà il prossimo 26 ottobre della richiesta avanzata dal legale di Milena, una delle tre assassine la notte del 6 giugno del 2000 a Chiavenna, di affidamento ai servizi sociali, come già è stato deciso per un’altra delle assassine, Veronica.
«Non posso decidere se le alte autorità hanno già deciso per tutti. Se la giustizia permette ciò, ci si deve rassegnare». È il commento di Amedeo Mainetti, il fratello di suor Maria Laura Mainetti, massacrata con 19 coltellate la notte del 6 giugno del 2000 in una viuzza di Chiavenna. Veronica e Milena hanno avuto condanne a 8 anni e mezzo di carcere, pene inferiori a quella inflitta ad Ambra (12 anni e 4 mesi).
«La galera - aggiunge Amedeo Mainetti - per principio non l'ho mai accettata. Le tre giovanissime assassine le avrei mandate tutte a servire gli handicappati, a svolgere i lavori più duri, più umili. Non a fare la baby sitter, come è stato detto che talvolta fa Veronica, dopo essere stata scarcerata. Questa è la mia opinione».
Oggi Chiavenna, cittadina al confine con la Svizzera, teatro del feroce omicidio avvenuto cinque anni fa ad opera di tre ragazzine poi arrestate dai carabinieri di Sondrio e Chiavenna a tempo di record, è tornata a interrogarsi su quel terribile fatto di cronaca. Nella notte fra il 6 e il 7 giugno 2000 a Chiavenna, una cittadina in provincia di Sondrio, la religiosa della congregazione delle Figlie della Croce viene uccisa con diciannove coltellate da tre ragazze, due di diciassette e una di sedici anni. La suora, nota nella cittadina in cui risiede e nel territorio circostante per il suo impegno sociale e di carità nei confronti dei giovani e dei disagiati, cade in una trappola: le giovani assassine riescono ad attirarla di notte in un luogo isolato raccontandole la storia, falsa, di una ragazza incinta in difficoltà. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti e gli elementi emersi durante gli interrogatori delle tre omicide, una volta portata in questo luogo isolato la suora viene colpita inizialmente sul cranio con un cubetto di porfido e poi con una coltellata. La religiosa era stata fatta inginocchiare dalle tre assassine a fini simbolico-ritualistici, come gesto di sottomissione, per poi essere di nuovo ripetutamente colpita.
«Si accetta ciò che la magistratura fa - ha dichiarato il sindaco Giampaolo Pozzoli, alla guida di una giunta di centrodestra - ma rimane il fatto grave, che non può essere assolutamente dimenticato, seppure a distanza di alcuni anni». «Si deve dare l'opportunità alle tre giovani - è il commento di alcuni ragazzi del posto - di rifarsi una vita». Ma c'è anche chi, soprattutto gli adulti, dice che «si deve pensare anche al peso sopportato dai genitori delle tre ragazze che non hanno colpe sui fatti compiuti dalle loro figlie».
L'arciprete di Chiavenna, don Ambrogio, che fu l'iniziale bersaglio delle giovanissime che lo volevano sacrificare a Satana, per poi rinunciare a causa della sua robusta corporatura, ha sottolineato che «la comunità ricorda il fatto grave di allora, ma oggi preferisce soffermarsi sulla testimonianza di fede, sulla carità espressa dalla religiosa quand'era in vita e sul suo perdono a chi la stava uccidendo, pronunciato negli ultimi istanti di vita».
L'udienza dei giudici di sorveglianza minorili, per pronunciarsi sulla richiesta presentata dal legale di Milena, che si terrà a porte chiuse.