Suora violentata, spunta il nome di un giudice

da Lamezia Terme

È durato circa due ore il colloquio tra il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Catanzaro, Domenico Pudia, e il difensore di Padre Fedele, l'avvocato Tommaso Sorrentino. Un incontro nel corso del quale l'avvocato Sorrentino ha inteso informare il procuratore generale sull'andamento, e le «incongruenze», dell'inchiesta che vede appunto coinvolto Padre Fedele Bisceglia, il francescano tratto in arresto il 23 gennaio scorso con l'accusa di violenza sessuale privata e di gruppo, in concorso con altri allo stato ignoti, in danno di una suora.
Un colloquio informale quello tra il procuratore generale e l'avvocato Sorrentino, il quale al termine dell'incontro ha riferito di aver chiesto al capo dei procuratori «semplicemente se era stata data comunicazione ufficiale dell'inchiesta», perché, ha spiegato il difensore di padre Fedele, «il reato contestato rientra tra quelli per i quali il procuratore generale deve essere informato». In serata lo stesso avvocato Sorrentino è stato intervistato dall’inviato del tg satirico Striscia la notizia al quale ha riferito alcuni particolari del colloquio avuto con il procuratore generale: primo fra tutti quello realativo al presunto coinvogimento nelle violenze contro la suora che ha denunciato padre Fedele di un magistrato in pensione e di un funzionario della Questura di Cosenza. Due nomi che figurano negli atti ufficiali dell’inchiesta, ma che la Procura della Repubblica ha già scagionato sulla base di un mancato riconoscimento fotografico. Peccato che - sostiene il collegio di difesa - le foto mostrate alla teste siano risalenti a un’epoca molto antecedente a quella in cui si sarebbero svolti i fatti, falsando in tal modo l’attendibilità del riconoscimento.
Intanto l'ufficio immigrazione della Questura di Roma ha rilasciato ieri un permesso di soggiorno nei confronti di I.L., 53 anni, romena, una delle accusatrici di padre Fedele.
Il permesso è stato rilasciato in base all' art. 18 della legge sull'immigrazione che consente tale provvedimento in caso di immigrato clandestino gravemente sfruttato o oggetto di violenze. È lo stesso articolo che viene utilizzato nel caso di prostitute che decidono di denunciare i propri aguzzini.
«Ieri la donna si è presentata da noi accompagnata da rappresentanti di un'associazione - ha spiegato il responsabile dell'ufficio immigrazione - e mi ha rappresentato il caso: ho ritenuto di dover concedere il permesso». La romena avrebbe ottenuto il permesso di soggiorno anche nel solo caso di una segnalazione di violenza subita - hanno spiegato all'ufficio immigrazione - senza bisogno di presentare una denuncia, come previsto dalla legge. Questo tipo di provvedimento ha però una durata di sei mesi: successivamente deve essere rinnovato per altri sei.
Negli ultimi 14 mesi l'ufficio immigrazione di Roma ha rilasciato 146 permessi di questo tipo (142 per donne e quattro per maschi), prevalentemente a persone provenienti da Romania, Albania, Nigeria e Russia. Subito dopo il provvedimento vengono avviate indagini di concerto con la squadra mobile e la Procura e inizia il periodo di protezione per la persona che ha denunciato o semplicemente segnalato di aver subito violenza o di essere stata particolarmente sfruttata.