Le suore di clausura prendono il metrò per andare al Duomo

Decine di monache nella Cattedrale: "La prima uscita in 560 anni". Le romite restano a pregare e ricamano la stola rossa del Pontefice

Qualche monaca eremita ha preferito rimanere a pregare in convento invece di raggiungere Benedetto XVI in Duomo. Sono ro­mite ambrosiane della Bernaga, che per farsi perdonare hanno di­pinto e ricamato la stola rossa che il Papa indossava per la preghiera con sacerdoti, religiose e religiosi. Grate fitte, la scritta «Dio mi ba­sta » davanti al limite invalicabile della clausura, la decisione di ri­manere chiuse anche questa vol­ta. Eccezioni.

Decine e decine di monache di clausura si sono invece messe in viaggio «per incontrare papa Be­nedetto in questo momento diffi­cile ». Metropolitane, treni, pas­sante ferroviario e passeggiate per le più sportive. Pulmino e auto privata per le agée : «Un aiuto da amici benefattori».Per tutte l’ecci­tazione di una giornata diversa dalle altre.

Sono le donne del Papa. Fedelis­sime. Anche, soprattutto quando il gioco si fa duro e la parola «tradi­mento » corre di bocca in bocca. Hanno accettato per un giorno lo sconvolgimento delle regole di vi­ta, l’orario della Messa che cam­bia dopo giorni, mesi, anni sem­pre identici. E poi quel frastuono, il cicaleccio delle voci, una prova di resistenza per chi ha fatto del si­lenzio una regola d’oro. «Ma ci hanno rispettate, ci hanno messe in una posizione tranquilla, da do­ve siamo anche riuscite ad avere il Papa vicinissimo» racconta entu­siasta madre Emanuela, priora del Carmelo di Milano.

Ogni monastero ha mandato le sue inviate. Ce ne sono di ogni or­dine e abito. Arrivano per tempo, si siedono nel transetto riservato solo a loro, in attesa dell’Ora me­dia che si celebra alle 10 con il Pon­tefice. Tutte, in un modo o nell’al­tro, spiegano di essere qui per far sentire la propria vicinanza al San­to Padre. Il discorso del Pontefice non nega le tribolazioni: «È l’ora terza. Gesù Signore sale ingiuria­to la croce ». Dove quell’«ingiuria­to » risuona sottolineato con uno stilo di voce.

Madre Diletta, Adoratrici per­petue di Seregno, abito bianco e rosso sgargiante, rivela l’inespe­rienza delle strade del mondo: «È la prima volta che usciamo, è una cosa speciale». Un consiglio al Pa­pa? «Io, consigliare il Papa? Lo ve­do molto fiducioso e gioioso. Gli consiglio di mantenere fiducia e speranza, perché lì di sopra il Si­gnore ci protegge». Anche Suor Gabriella, clarissa, è uscita dalla clausura: «Il Papa continui così, con la sua fede. Siamo qui anche per essergli vicine in questo mo­mento difficile».

Un evento eccezionale? «È la prima volta in 560 anni che uscia­mo » cinguetta una romita ambro­siana del Sacro Monte di Varese: «È un momento in cui si deve vede­re l’appartenenza e seguire la pa­rola ». Un’altra saltella entusiasta: «Abbiamo toccato il marmo su cui ha celebrato sant’Ambrogio». C’è chi tiene gli occhi fissi a terra ma con gentilezza non si rifiuta: «È una grande emozione, come gran­de è il desiderio di essere vicine al Papa». Suor Maria Teresa, carme­litana, è entusiasta del Pontefice e delle sue parole: «Ci rappresenta Gesù e l’abbiamo visto da vicino! È una presenza molto umile e mol­to grande. Un papa teologo. E un santo Papa. Per questo le sue ome­lie sono semplici, nel senso più bello della parola».

Alla fine Benedetto si precipita dai malati in prima fila, li accarez­za sul volto uno a uno e loro gli si buttano letteralmente tra le brac­cia, finché non arriva padre Georg a ricordare al Papa l’impegnativa tabella di marcia che lo vuole tra gli ottantamila ragazzi radunati a San Siro. Ma ci sono i seminaristi, che lo attendono allegri davanti al­la sacrestìa. Il Papa li incoraggia, prima di andare via sulla pedana mobile.Non mancano le note ros­so porpora. Un pulmann così di so­lito scarica turisti col cappellino, in vena di vacanze. E invece davan­ti all’ingresso laterale del Duomo ecco zucchetti rossi, vescovi e car­dinali da tutto il mondo sobria­mente in fila per la preghiera con il Papa. Qualcuno ha anche avvi­stato tre giovani suore con gli oc­chi sgranati davanti alle vetrine di Max Mara. È proprio una giornata speciale.