Super-Bei, l’Europa dice sì a Tremonti

Draghi: «Cauto ottimismo sul recupero dell’Italia nel 2009»

nostro inviato a Nizza

L’Europa dà il semaforo verde all’idea di Giulio Tremonti di estendere la missione della Banca europea degli investimenti: orientarla sulle grandi infrastrutture europee, «che per noi vuol dire, energia e nucleare». Il via libera arriva all’unanimità, precisa il ministro dell’Economia. La nuova «missione» della Bei verrà definita da un gruppo di studio a livello europeo: formula che ha permesso di superare le «resistenze» (soprattutto tedesche) generate da «equivoci», che ipotizzavano modifiche del Patto di stabilità. Insieme alla proposta italiana, l’Ecofin di Nizza dà anche il via libera all’autorizzazione alla Bei di ampliare la propria attività verso le piccole e medie imprese, così come chiesto dalla presidenza francese. L’obiettivo del progetto - spiega Tremonti - è quello di «migliorare la collaborazione tra la Bei e le Casse depositi e prestiti dei diversi Paesi, con l’eventuale apertura anche a finanziamenti privati, per migliorare gli investimenti nelle infrastrutture».
L’approvazione da parte dell'Ecofin dei due progetti, italiano e francese, sulla Bei sono gli unici fatti concreti di un Ecofin informale dominato dalle preoccupazioni sulla crisi economica in atto. Preoccupazioni che traspaiono evidenti dal comunicato finale. Ne consegue che per tamponare gli effetti della crisi - è scritto nella nota - i singoli Stati sono autorizzati a utilizzare in pieno i margini di elasticità previsti dal Patto di stabilità. Fino al punto di ricorrere (se i bilanci lo consentono) a «misure temporanee» di sostegno economico. In altre parole, il rigore finanziario non deve minare la crescita. Al punto, che nel comunicato finale non si fa più cenno all’azzeramento del deficit; ma solo al rispetto del tetto di deficit del 3%: livello che può essere avvicinato - grazie alla riforma del Patto di stabilità - in caso di congiuntura negativa.
«E per l’Italia - commenta Tremonti - non mi sembra che ci siano criticità particolari». Sensazione confermata da Mario Draghi. Il governatore della Banca d’Italia, infatti, ricorda che la correzione negativa del pil è stata più ampia per la Germania che per l’Italia: è peggiorato dello 0,5% per Berlino e dello 0,3% per Roma. Non solo. Secondo Draghi, l’Italia come il resto d’Europa soffre «di stagnazione dei consumi, di rallentamento dell’export, di un rallentamento degli investimenti in settori come le costruzioni». Ma se il prezzo del petrolio continuerà a scendere e il dollaro ad apprezzarsi sull’euro, c’è «un cautissimo ottimismo per il 2009, anche se con molti rischi». Anche se è ancora «prematuro» - ricorda - dire che l’inflazione sta abbassando la testa.
I rischi sono legati alla circostanza che nei prossimi mesi il sistema finanziario globale dovrà recuperare capitali per 350 miliardi di dollari; dopo averne già «bruciati» 500, rimpiazzati solo al 70 per cento. «E si tratta - ribadisce il governatore - di una stima non pessimistica». Ne consegue che Draghi si attende «una serie di consolidamenti bancari a livello globale. Ne abbiamo già visto qualcuno: altri ce ne saranno». Il fenomeno dovrebbe interessare soprattutto banche americane e inglesi.
«Dentro l’area euro - osserva Draghi - la situazione non è così stressata. Le nostre banche non sembrano esposte verso aree di rischio. Quindi, sembrano meno esposte» al virus che sta mettendo in ginocchio l’economia globale.
A chi gli chiede se la diffusione di questo virus non sia per colpa dei banchieri centrali, Draghi risponde che «la politica monetaria messa in atto negli ultimi cinque anni ha favorito l’espansione monetaria e speculativa. I regolatori hanno mostrato debolezza sui controlli. Ci sono state falle sull’applicazione delle regole; e questo ha favorito la creazione dei mutui subprime: prodotti marci. Che rappresentano la deviazione del mercato; che, alla fine, è imploso».