Super Contador entra nel club del Grande Slam

Lo spagnolo chiude la Vuelta in maglia oro a Madrid. E' il quinto corridore della storia a vincere i tre grandi Giri: "Ma rivoglio il Tour"

Meglio di Armstrong, che fece del solo Tour il suo terreno di conquista. Come Merckx, Gimondi, Anquetil e Hinault: a soli 25 anni Alberto Contador è già un condensato di superlativi e raffronti che farebbero girare la testa a chiunque. Un corridore di una volta, il Contador che fa sua anche la Vuelta. Un altro giro dopo il Giro. In poco più di un anno fa quello che la stragrande maggioranza di corridori non riesce a fare in una vita intera. Vincere almeno una volta tutti e tre i grandi giri. Una sorta di «grande slam» su due ruote per gli specialisti delle corse di resistenza. Un Tour, un Giro e adesso anche una Vuelta. Prima di lui solo Anquetil, Merckx, Gimondi e Hinault. «Che effetto mi fa affiancare il mio nome a quello dei grandi del ciclismo? Provo solo una grande gioia per le vittorie ottenute, ma non mi occupo di statistiche», dice.

Le statistiche dicono che Alberto Contador in un anno ha fatto man bassa di corse a tappe. «Quando gli organizzatori del Tour comunicarono l’esclusione della mia squadra (Astana, ndr), capii che avevo solo un’opportunità: vincere ciò che potevo correre. Non è stato semplice, ma ho dimostrato di poter sostenere lo stress e ho vinto con merito».

Ha dimostrato di essere il più forte, Alberto Contador, corridore completo, di temperamento, capace di mulinare buoni rapporti ad ottime frequenze nelle prove contro il tempo e di saltellare in agilità con grande efficacia in montagna, dove in pratica in questa Vuelta non ha avuto avversari. Ha vinto e ha scritto un'altra pagina di storia, per una Spagna che si coccola Rafael Nadal, il simbolo dello sport iberico nel mondo, e questo ragazzo dalla faccia pulita e l’occhio vispo che rischiò di morire per un aneurisma quattro anni fa. «Il 12 maggio 2004 resta la data più importante della mia vita - racconta Alberto -. Quel giorno mi hanno salvato, dopo cinque ore di intervento al cervello, tutto quello che sto raccogliendo oggi è tutto di più».

E di più oggi Contador ha un Giro e una Vuleta, che si vanno a sommare ad un Tour de France «la corsa che in ogni caso mi ha segnato la vita di corridore. Il prossimo anno voglio puntare tutto sulla corsa francese: la corsa dei sogni». Correrà anche il mondiale «perché non ho nulla da perdere, perché posso aiutare qualcuno a vincere...», dice lui, che nonostante abbia due anni di contratto con l’Astana di Johan Bruyneel, potrebbe decidere di cambiare aria, un po’ perché tra lui e il tecnico belga non scorre più buon sangue, ma anche perché il progetto di un Armstrong sotto lo stesso tetto non lo alletta neanche un po’. «Il prossimo anno potrebbe correre con me Armstrong? Ne so poco, ad ogni modo io nel 2009 punto a vincere il Tour».

Intanto il mondiale. Una cosa è certa: ancora una volta dovremo vedercela con gli spagnoli. Domenica a Varese sarà la rivincita di Pechino. Bettini contro Valverde. Sanchez contro Rebellin. Freire contro Cunego, Ballan e tutti gli altri azzurri voluti da Franco Ballerini. La Spagna leader incontrastata delle corse a tappe contro l’Italia grande protagonista delle corse di un giorno. Contador sarà anche a Varese l’uomo che cercherà di far saltare il banco, a beneficio di Valverde, Sanchez e Freire. È sfida Italia-Spagna anche per la storia. Freire insegue il poker mai riuscito a nessuno, mentre Paolo Bettini insegue il tris consecutivo, anche questo mai riuscito a nessuno: «Spagnoli imbattibili? Ma da due anni il campione del mondo non sono io?».