Super euro, ora l'export è a rischio

La Commissione europea lancia l'allarme: se proseguirà la corsa dell'euro rispetto a dollaro e yuan ci saranno forti danni per le esportazioni. L'inflazione, nonostante l'ultimo picco, sembra non destare grosse preoccupazioni

Bruxelles - Se l’euro continua la sua corsa rispetto a dollaro e yuan, i danni sulle esportazioni, finora contenuti, aumenteranno. È quanto ha ammesso la Commissione europea nel Rapporto trimestrale sulla zona euro. Il direttore generale degli Affari economici e monetari, Klaus Regling, nel suo editoriale spiega infatti: "Qualunque ulteriore apprezzamento significativo porterebbe l’euro al di fuori della oscillazione giustificata dai fondamentali. L’impatto dell’euro forte sulle esportazioni di Eurolandia, finora limitato, si farebbe probabilmente sentire in maniera più forte".

Crescita reale a rischio Per la Commissione europea "è improbabile che l’economia reale esca indenne" dalle turbolenze, anche se "la crescita economica reale è stata robusta negli ultimi anni, ma la futura performance verrà probabilmente colpita attraverso 3 canali principali". Il primo è un "generale restringimento delle condizioni di credito", il secondo è "quello dei consumi privati statunitensi, che sembrano particolarmente vulnerabili agli attuali sviluppi" e il terzo è "la fiducia economica". Regling evidenzia come "secondo le simulazioni, una crisi finanziaria più profonda e più protratta rappresenterebbe nuove perdite significative in termini di crescita economica".

Secondo il rapporto di Bruxelles "la crescita continua ad essere trainata dalla domanda interna con un’impennata negli investimenti, dopo una pausa nel secondo trimestre, mentre il consumo privato ha mantenuto il cammino moderato di 1,5%. Mentre gli effetti delle turbolenze sono state finora ampiamente confinate al settore finanziario, vi sono segni che possano stare avendo un impatto sul resto dell’economia. Le banche hanno irrigidito le loro condizioni di credito sia per le società non quotate sia per le famiglie e la fiducia del business e dei consumatori si è indebolita in modo significativo dall’estate".

L'inflazione non preoccupa La Commissione invece sembra meno preoccupata sul fronte inflazione, anche se, osserva "è cresciuta rapidamente al 3,1%, un record in sei anni e mezzi". Secondo il comunicato, "si spera che questo sia un picco temporaneo provocato dall’impennata dei prezzi del petrolio e dai prezzi dei prodotti agricoli, nonchè da effetti base divenuti sfavorevoli da settembre". Tutto questo, rassicura ancora Bruxelles, "non dovrebbe mascherare il fatto che, storicamente, l’inflazione non è mai stata così bassa e stabile dall’avvento dell’euro".