La super Inter fa segnare anche Ibrahimovic

Cambiasso, a segno due volte nei primi 45’, padrone del centrocampo con Vieira

Franco Ordine

nostro inviato a Firenze

L’Inter è come la Juve di un anno fa. Se questa è la nuova Inter, c’è poco da fare e da sperare, per la concorrenza che ha l’ambizione di sbarrargli il passo. Se questa è la Fiorentina uscita da Moggiopoli, è bene che Prandelli e Corvino si rimettano subito al lavoro per ritoccarla in corsa e renderla meno velleitaria. Alla prima notte di campionato Mancini e i suoi hanno il merito di svelare le carte sul tavolo e di spedire un didascalico messaggio a rivali e concorrenti: con questa squadra non si scherza. Per un’ora abbondante, l’Inter gioca al gatto col topo con la Fiorentina. È consapevole del proprio valore tecnico e lo impone senza fare lo spaccone, senza esagerare. Anzi rincorrendo, appena se ne mostrano le condizioni, il risultato più rotondo possibile che concili l’espressione estetica con il cinismo necessario per vincere un titolo tricolore sul campo. In meno di un tempo, il primo, due volte Cambiasso arriva dalle retrovie per far sapere a Frey che è inutile concentrarsi sugli scambi rapidi tra attaccanti: bisogna aprire gli occhi invece e tenere sotto sorveglianza quelli che arrivano alle spalle di Crespo e Ibrahimovic, di Figo e Vieira, assaltatori di professione.
L’Inter gioca con sicurezza e personalità. Sul campo disegna lo schema con tre centrocampisti (Vieira-Dacourt-Cambiasso) tra cui non c’è un regista effettivo. Alla bisogna provvedono Materazzi, ricucendo da dietro il gioco, oppure Figo con quegli interventi in punta di piedi che sembrano fatti per smentire il pronostico di Sacchi e dei suoi ai tempi del Real Madrid. “Non può giocare dietro le punte” proclamarono convinti. E invece chi ha classe, chi ha voglia, chi ha forza, come Figo appunto, può alla sua età smentire anche tecnici di valore. Per un’ora la Fiorentina non vede boccia e va incontro a una lezione che può risultare memorabile se nel finale non succede un quasi ribaltone. Ibrahimovic si ritaglia un minuto di gloria appena riesce a creare lo spazio, nella seconda frazione, per dettare il passaggio di Cambiasso ed imporre, col suo destro secco e perentorio, i diritti di un calciatore discusso per la mira e per il contenzioso con la porta. Non certo per altro.
Sullo 0 a 3, appena cala la tensione e anche l’attenzione dei più, appena Materazzi viene sostituito da Samuel, e Prandelli libera Montolivo alternativa credibile del lento e scontato Liverani, beh la Fiorentina ridiventa una squadra e sfiora addirittura la possibilità di una clamorosa rimonta. Toni, due volte, vince, nel cuore dell’area, il duello che conta e impone il suo timbro balistico a Toldo che nell’occasione resta un po’ lasciato al proprio destino. Senza protezione e neanche organizzazione.
La Fiorentina si sveglia quando è ormai troppo tardi, quando l’Inter ha già in tasca i primi tre punti della stagione e veleggia sicura verso il debutto in Champions league a Lisbona contro lo Sporting. Nei cambi, anzi, Mancini si lascia orientare da questa esigenza e forse non si occupa di mantenere il controllo del gioco, oltre che del pallone. La difesa è il tallone d’Achille della Fiorentina, il centrocampo una trincea di carta velina. E in attacco deve sperare che il suo Toni, premiato con la scarpa d’oro ieri sera, continui a mietere gol che sono una bellezza. Altrimenti risalire la china dei 19 punti di penalizzazione diventa un calvario.