Super stipendi? Vigilare è un atto di trasparenza

Egregio Direttore Sallusti, fate bene a pubblicare gli stipendi dei gran commis de l'état. La medesima tattica ha portato fortuna al Pci. I ricconi sono pochi, gli squattrinati tanti. Scrivendo gli introiti esagerati di quei signori i lettori poco abbienti avranno un travaso di bile per l'invidia e sentiranno la vostra solidarietà. Ma non è una tattica dei trinariciuti codesta? Ma anche i dirigenti privati beccano bei quattrini. Berlusconi non li prendeva prima di essere presidente del consiglio? E Marchionne? E Bernardo Caprotti era povero in canna? Noto che ognuno ritiene giusto e giustificato quello che incamera lui, anche se tanto, sproporzionato quello che guadagnano gli altri. Ma poi, sono tutti inseriti in enti statali quelli elencati? Perché non svisceriamo il problema? Chi incassa lo ha meritato o l'ha rubato? Una risposta, La prego.

Ubaldo Di Ubaldo

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Caro Ubaldo, pubblicare gli stipendi dei dipendenti pubblici, soprattutto se si tratta di grandi manager come nel caso a cui lei si riferisce, non è un atto di denuncia ma di informazione. Si tratta di soldi nostri, è giusto sapere come vengono spesi. Lei sbaglia a fare il paragone con grandi imprenditori privati che della loro ricchezza devono rispondere al fisco, ai codici civili e penali e a nessun altro. Personalmente non sono contrario neppure a ben pagare i manager pubblici se necessario per migliorare l'efficienza dello Stato e a patto che i risultati siano evidenti e comprovati. L'investimento in risorse umane è indispensabile ma deve valere la regola del privato: se sbagli, se non ottieni i risultati si va a casa. Pensi a cosa sta accadendo in Rai: stipendi sempre più alti, risultati sempre più bassi. Pubblicare quei redditi, quindi, non è una gogna o un atto di moralismo di stampo comunista. È una scelta di trasparenza, ai cittadini il giudizio se si tratta di sperpero o meritato compenso.