Il super ticket per i ricchi è solo demagogia da quattro soldi

A proposito del «super-ticket per i ricchi», qualcuno dovrebbe dire alla signora Turco che i cosiddetti «redditi alti», almeno nel caso di dipendenti o dirigenti, già contribuiscono a finanziare la sanità pubblica con una percentuale non piccola del proprio reddito (fra il 7 e l’8 per cento), oltre a sgravarla di parte degli oneri con il frequente ricorso alla sanità privata (pagata di tasca propria, direttamente o attraverso mutue integrative). Poiché non risulta che la probabilità di ammalarsi e usufruire della sanità pubblica sia proporzionale allo stipendio, tale prelievo percentuale altro non è che una ulteriore tassa nascosta sui redditi che, sommata a tante altre (dalle aliquote Ici differenziate alle rette degli asili), va a punire ingiustamente chi ha il solo torto di raggiungere (con talento, professionalità e impegno), insieme a risultati utili per l’intera collettività anche un livello retributivo adeguato al proprio ruolo. Ma evidentemente ancora non basta: chi già devolve allo Stato ben oltre la metà di quanto produce si merita un’ulteriore punizione, in forma di super-ticket, per la sfrontatezza di non appartenere al cosiddetto proletariato. Sarebbe veramente ora di finirla con questa demagogia da quattro soldi.