Super-ticket sulla sanità: da oggi sconto regionale che alleggerisce il salasso

Già da due settimane costi alle stelle per esami e visite. Ora si torna a prezzi abbordabili. Ma l’aumento resta

Fino a ieri i lombardi hanno pagato il super ticket per esami e visite specialistiche. Ma da oggi entra in azione in paracadute della Regione Lombardia. Che non annulla gli aumenti ma che almeno li rende un po’ più morbidi e proporzionati. Già perché fino a ieri la stangata era di 10 euro su tutti gli esami, anche quelli che costavano appena 3 euro, come le analisi del sangue. Da oggi invece il ticket sarà rimodulato in base al valore della prestazione: si deve quindi calcolare un 30% in più su ogni esame. In questo modo un esame da 5 euro non costerà 15 euro (cioè tre volte tanto) ma 6,50 centesimi: un aumento tutto sommato accettabile. E non scatterà nessun salasso sugli esami da tre e quattro euro, tipo l’esame delle urine, che sono tra i più frequenti. Gli esami e le visite che costano più di cento euro saranno caricati di 30 euro, non di più.
È l’effetto tampone deciso dal Pirellone per evitare che la stangata del governo andasse a svuotare le tasche dei lombardi. In tanti negli ambulatori e agli sportelli dell’ospedale si sono lamentati per gli aumenti ma di fatto il super ticket è rimasto in vigore per un paio di settimane. Da oggi tutto torna, più o meno, normale: una visita cardiologica, che fino a ieri costava 32,50 euro, da agosto in avanti costerà 28,50. O ancora: un’ecografia ginecologica che con il super ticket costava 41,65 euro, scende a 40,65 euro.
I prezzi calmierati sono il fritto di una trattativa del Pirellone con il governo: trattativa che non è ancora finita e che punta ad eliminare del tutto i rincari sulla sanità, soprattutto per le regioni virtuose come la Lombardia. Per il momento però non si può fare altrimenti: «L’introduzione del ticket da 10 euro - spiega il presidente Roberto Formigoni - è previsto da una legge e tutte le regioni sono tenute a rispettarla. Se anche una regione avesse fondi propri da investire per coprire il ticket non potrebbe farlo».
La Lombardia e le altre regioni hanno fatto fronte comune per eliminare la misura e tornare al ticket di un mese fa. Ed è lo stesso ministro alle Riforme Umberto Bossi a bocciare il balzello sui pazienti. «No ticket - commenta il Senatùr - Meglio tassare il fumo che i malati». E poi rassicura: «Convinco io Tremonti». Il collega leghista, il ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli, è d’accordo e sostiene sia meglio non infierire sulla sanità ma mettere una tassa sui tabacchi. «Del resto - spiega il ministro - in Italia il prezzo delle sigarette è tra i più bassi d’Europa». In questo modo si potrebbe coprire sì il buco finanziario ma colpendo una categoria più ristretta di persone.
Il Pd lombardo non è convinto del modo in cui la Regione ha spalmato gli aumenti. E critica il fatto che ci siano alcune prestazioni, come la risonanza magnetica, che debbano subire rincari d’oro di trenta euro. «L’assessore al Bilancio Colozzi ha ribadito ciò che diciamo anche noi e cioè che il ticket è sbagliato - intervengono i consiglieri lombardi Pd Sara Valmaggi e Gian Antonio Girelli - Tuttavia rimane una grande differenza tra la decisione della giunta lombarda di applicare e rimodulare il ticket e la decisione di molte altre regioni che si rifiutano di applicare il balzello utile solo a fare cassa».
Se per la ricette il Pirellone non ha potuto far altro che alleggerire i rincari, sui farmaci è scattata la linea strong: la giunta ha sborsato un maxi finanziamento per evitare che l’aumento dei farmaci con il brevetto scaduto ricadesse sui cittadini.