Superamerica irraggiungibile Una Ferrari per 559 nababbi

I bolidi del Cavallino rampante parteciperanno alla «15.000 Red Miles». Partenza e arrivo a Shanghai

Piero Evangelisti

da Maranello (Modena)

Torna in Ferrari un nome storico, «Superamerica», utilizzato dal ’56 al ’61 per modelli molto particolari, prodotti in pochissimi esemplari. E anche per la Superamerica del 2005, evoluzione scoperta della 575M Maranello, la tiratura sarà limitata a soli 559 esemplari che, è quasi superfluo dirlo, sono già stati tutti venduti a un prezzo di pochi spiccioli superiore alla somma di 250mila euro.
Pochi saranno dunque i fortunati che potranno sperimentare le straordinarie caratteristiche del rivoluzionario sistema adottato per la capote in cristallo per la quale è stato addirittura depositato il marchio, tetto «revocromico». Dalla Fioravanti viene il sistema che permette di aprire, o richiudere, il tetto, che ruota su se stesso, in appena 10 secondi, dalla Saint Gobain arriva invece il cristallo per il quale è possibile scegliere, agendo su un interruttore, tra cinque intensità di filtraggio della luce.
Non ne risente la linea, elegante e muscolosa, sempre firmata Pininfarina, perché il tetto è perfettamente raccordato alle pinne della berlina che, sulla Superamerica assolvono anche alla funzione di rollbar.
Fortemente innovativa nelle forme, l’ultimo capolavoro del Cavallino presenta sotto al cofano una raffinata evoluzione del classico V12 montato sulla 575M Maranello, che ha ricevuto un iniezione di 25 cv in più, per una potenza massima che sale a 540 cv a 7.250 giri al minuto. In pista si possono raggiungere facilmente i 320 orari, lo garantisce Doriano Borsari, collaudatore storico del Cavallino, mentre al volante della Superamerica risale la statale che porta al passo dell’Abetone. Possente, inconfondibile resta il rombo del V12, anche se qualche piccolo intervento è stato fatto in vista dell’uso a tetto aperto, ed è un piacere ascoltarlo mentre l’auto entra ed esce dalle curve con naturalezza straordinaria. Intanto il passeggero scopre il comfort di una grande ammiraglia «respirando» l’inconfondibile aria degli abitacoli delle Ferrari.
La trasmissione è affidata al Cambio F1, robotizzato, utilizzabile sia in totale automatismo sia agendo sulle levette al volante, lasciando al pilota la scelta del rapporto preferito, con passaggi da una marcia all'altra che sono difficili da percepire. Lo scopre immediatamente il passeggero che passa al volante, inizialmente tentato di scegliere la funzione automatica, mentre si accinge a scendere verso Maranello. Ma il piacere di lavorare con le due levette è troppo grande, perché la Superamerica è facile da guidare per chiunque abbia un po’ di sensibilità e tanto senso di responsabilità: non c’è infatti bisogno del cronometro per capire che l’accelerazione da 0 a 100 in 4,2 secondi è un dato assolutamente fedele. La Superamerica, insomma, è una Ferrari per tutti i giorni. Per i 559 fortunati, of course.