SUPERBANCHE IN DIFFICOLTÀ

I nuovi principi contabili salvano i conti di Unicredit. Ieri, prima dell’apertura dei mercati, il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha annunciato un terzo trimestre con utili netti positivi per 551 milioni, dimezzati (-54,2%) rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma superiori alle stime degli analisti, che si fermavano intorno ai 400 milioni.
Immediata la reazione in Borsa. Unicredit ha guadagnato lo 0,6% portandosi 1,87 euro, in netta controtendenza rispetto agli scivoloni delle colleghe. IntesaSanPaolo ha perso un altro 6,8%, male anche la Popolare di Milano -5,5%, entrambe hanno annunciato conti in forte calo colpiti dalla crisi.
Unicredit al contrario ha stupito gli analisti grazie a una possibilità contabile che ha permesso al gruppo di attenuare gli effetti della crisi finanziaria. La possibilità di non adeguare al valore di mercato gli strumenti finanziari in portafoglio, introdotta recentemente, ha portato al gruppo benefici pari a 856 milioni di euro a livello di utile lordo. «Senza questa manovra, Unicredit avrebbe chiuso il trimestre con un risultato netto in rosso per circa 90 milioni di euro», spiega un analista.
Ora Profumo potrà presentarsi all’assemblea degli azionisti di domani per chiedere il via libera all’aumento di capitale da 3 miliardi (parte della manovra anticrisi da 6,6 miliardi varata ai primi di ottobre) con una buona trimestrale. Questa sarà anche la prima assemblea che vedrà i soci libici, recentemente saliti al 4,9% di Unicredit, occupare il secondo posto tra gli azionisti del gruppo, alle spalle solo della Fondazione Cariverona (5,09%). Central bank of Libya, Libyan investment authority e Libyan foreign bank starebbero studiando la costituzione di un minipatto per riunire le proprie quote.
Tornando ai conti, Unicredit ha risentito di svalutazioni per 252 milioni di euro legate alla crisi islandese e di altri 215 milioni sulla quota in London stock exchange. Dagli analisti sono arrivati comunque commenti positivi. «L'utile di competenza è del 36% sopra le stime grazie ai nuovi principi contabili e a ricavi maggiori delle attese», si legge in un report di Citigroup.
Il risultato di gestione si è ridotto dell'8% a 2,589 miliardi, in calo ma meglio delle stime grazie alla crescita del settore retail (+8,5%), soprattutto in Italia (+14,8%), dove nei primi nove mesi dell’anno sono stati aperti 140 mila nuovi conti correnti. Ma se dal nostro Paese arrivano buone notizie non è lo stesso per tutte le aree geografiche dove opera il gruppo. La controllata tedesca Hvb ha chiuso il trimestre con risultati in profondo rosso: una perdita netta di 285 milioni (contro 83 milioni di utile nello stesso periodo 2007) dopo svalutazioni salite a fine settembre a 617 milioni. La crisi non peserà solo sui numeri di bilancio: Hvb ha annunciato il taglio di 2.000-2.500 posti di lavoro entro il 2010. Buone notizie invece sulla solidità patrimoniale, il Core Tier 1 del gruppo è rimasto sostanzialmente stabile al 5,67% nonostante il riacquisto delle partecipazioni di minoranza di Hvb e del 4% di Bank Pekao.
Forte della trimestrale, ieri durante la presentazione dei risultati Profumo ha escluso nuove iniezioni di capitale. Il manager si è detto aperto a valutare le misure del governo a favore delle banche. L’esecutivo potrebbe decidere già questo fine settimana, in armonia con quanto verrà stabilito dal G-20 di sabato, le modalità di un intervento. Profumo non è il solo banchiere italiano ad attendere il decreto, anche Corrado Passera, ad di Intesa e altri colleghi si sono detti interessati a valutare il piano del governo.
Quanto alle prospettive future, nessuna indicazione. Profumo ha chiarito che per Centro ed Est-Europa le prospettive sono di «un significativo rallentamento ma non di recessione».