Superbollo, il governo dà la colpa a Visco

da Roma

Due ministri contro il superbollo auto. Il primo è Pierluigi Bersani. «È stato un errore», dice in un’intervista. Il secondo è Alfonso Pecoraro Scanio. «Il ministero dell’Economia fa scelte che dovrebbero essere aggiustate. Non può prendere una norma proposta da noi contro le auto inquinanti, e poi con un trucco estenderla a fin troppe auto». Il ministro dell’Ambiente, quindi, non crede all’interpretazione offerta l’altro giorno da Vincenzo Visco, in base alla quale l’aumento riguardava solo l’8% del parco auto. O meglio, l’aumento riguarda l’8% delle auto «euro 4». Ma anche tutte le altre vetture circolanti. Cioè, 29 milioni di mezzi a quattro ruote.
Il governo, però, sembra avere una particolare avversione contro i motori a scoppio. Se gli automobilisti piangono, i motociclisti non ridono. Nel decreto fiscale ora in discussione al Senato è previsto un forte aumento per le moto sopra i 50 cc. Aumento che arriva anche a triplicare il bollo, in funzione del tasso di ecologicità della moto e della cilindrata. Più è alta e più la moto è vecchia, più si paga.
I consumatori del Codacons stimano che il prossimo anno mantenere una macchina costerà 403 euro in più. Carlo Rienzi invita ad abbandonare le automobili per passare agli scooter. Ma solo se saranno di 50 cc. Altrimenti, pagheranno di più.
Le incertezze alimentate dalle scelte del governo con la Legge finanziaria stanno appesantendo il mercato automobilistico. Seppure l’aumento dei bolli si dovrebbe manifestare a partire dal 10 gennaio, l’impatto negativo già si avverte nelle concessionarie. In ottobre le vendite sono cresciute dello 0,08% ma se rapportate ai livelli dello scorso anno il dato segnala una flessione delle vendite del 4,5%.
Secondo il centro studi Promotor, oltre all’aumento dei bolli sul dato delle vendite incide anche il recepimento della direttiva europea sulla deducibilità dell’Iva che scarica sul dipendente il costo di gestione della vettura.
Salvatore Pistola, presidente dell’Unrae, l’Unione dei costruttori europei, sostiene che con l’emendamento del governo sui bolli auto «si continuano a proporre misure vessatorie nei confronti degli italiani motorizzati, che dovranno aumentare il già forte gettito al Fisco (oltre 66 miliardi di euro nel 2005) per continuare a far fronte a spese che non riguardano l’utenza, che richiede miglioramenti per strade e autostrade, parcheggi, controlli del traffico, viabilità cittadina, attività di polizia stradale». Una cattiva abitudine secondo l’associazione dei costruttori delle case estere: «È ormai un fatto che si ripete con preoccupante continuità - osserva Pistola - e che conferma la scarsa volontà di allineare l’Italia automobilistica al resto dell’Europa. Negli altri grandi mercati - aggiunge il presidente dell’Unrae - oltre il 35% delle entrate fiscali dovute all’automobile torna in varie forme agli utenti motorizzati. In Italia questo contributo non supera il 20%, a causa dell’impiego della gran parte delle entrate per la copertura di esigenze che con l’auto non hanno nulla a che fare».
Situazione confermata dall’emendamento che introduce il superbollo. Le risorse aggiuntive servono, infatti, per dare copertura alle modifiche Irpef. Nel complesso il maggior gettito del superbollo è pari a 538 milioni di euro. Di questi, 428,5 arrivano dalle tasse automobilistiche su tutte le vetture e 109,5 dalle supercar oltre i 100 kw (136 cv).